INDIAN alla Queens’ Cavalcade 2017

Indian Motorcycle Italia, ha annunciato sulla propria pagina ufficiale, che contribuirà alla iscrizione dei suoi clienti alla prossima Queens’ Cavalcade Italia 2017, con un 10% dell’ammontare delle quote di iscrizione. Un gesto molto gradito dagli organizzatori e, senz’altro dai posserssori delle mitiche Indian.

QUEENS’ CAVALCADE in aiuto dei bambini

Queens' Cavalcade sostiene Campioni del Cuore

Anche quest’anno Queens’ Cavalcade sostiene  Campioni del Cuore, una Onlus italiana che da alcuni anni collabora con l’ospedale pediatrico di Kimbondo, presso Kinshasa (Rep. Dem. del Congo). Per saperne di più o dare il vostro contributo visitate www.campionidelcuore.org

 

Queens’ Cavalcade al Rimini Off Road Show 2017

Rimini Off Road Show

Vieni a trovarci al Rimini Off Road Show!

Fiera di Rimini – Pad. D5

21 – 23 aprile 2017

 

Si riparte! La nuova avventura della Queens Cavalcade 2017 è diventata quanto più reale e concreta dopo l’apertura ufficiale delle iscrizioni, mercoledì 15 febbraio!

CARTOLINE dalla Queens Cavalcade 2017

CARTOLINE dalla Queens Cavalcade 2017

Dopo il successo e le emozioni della scorsa edizione, che ci ha portato ‘a spasso ‘ per gli incantevoli panorami delle Canarie, per questa stagione, come già preannunciato durante la cena di chiusura dell’ottobre scorso, le nostre Queens arriveranno in Italia per un percorso all’insegna della bellezza, della storia, della buona cucina e dell’ottima compagnia.

Innanzitutto si riconferma anche quest’anno, con grande orgoglio e onore per la nostra organizzazione, il rapporto di partnership con Acerbis, uno dei più noti ed importanti marchi del panorama mondiale per quanto riguarda sia l’abbigliamento legato al mondo delle due ruote, sia per il settore dell’after-market.

Una presenza davvero importante per il prestigio dell’evento, ed una conferma che il buon lavoro e la passione viene sempre ripagata!

Se la curiosità per il percorso di questa edizione della Queens Cavalcade incalza, noi ci siamo divertiti in queste settimane svelando già sulla nostra pagina social qualche ‘cartolina’ dei luoghi che verranno toccati dalla nostra impresa.

Inutile dire che non è stato facile mettere a punto il percorso! Troppe cose da vedere! Una scelta davvero ampia che ci ha reso difficile la scelta! Ma se pur consci di dover fare qualche rinuncia abbiamo cercato di disegnare il percorso migliore in modo da valorizzare le Queens senza togliere il divertimento ai loro Riders.

CARTOLINE dalla Queens Cavalcade 2017

CARTOLINE dalla Queens Cavalcade 2017

 

Spazio dunque a paesaggi mozzafiato, percorsi storici in città che sembrano aver fermato il tempo, soste all’insegna del gusto e dei piaceri conviviali dello stare insieme!

 

Si parte dunque dalla magica Versilia, e con la salsedine sulla pelle ci si dirige verso la tappa obbligata di Pisa con la sua Piazza dei Miracoli, e da sotto la Torre più pendente al mondo ci si dirige verso Lucca e attraversando le mura che recingono la città si sale verso le Cave di Marmo delle Apuane!

 

 

La seconda tappa ci porta verso le montagne, dalla Versilia attraverso Castelnuovo Garfagnana, fino al Passo delle Radici, per poi attraversare Fiumalbo, Pieve Pelago e Abetone. Sempre seguendo l’Appenino Tosco-Emiliano dopo una breve sosta al Santuario delle Bocche di Rio, si scende verso la Vallata del Mugello attraverso il Passo della Raticosa, percorsi conosciuti e amati dai motociclisti fino ad arrivare al tempio della velocità: l’Autodromo Internazionale del Mugello.

 

Con l’adrenalina che il circuito toscano ci ha regalato, siamo pronti per una terza tappa attraverso il cuore della Toscana. Si guarderà Firenze dall’alto, Fiesole prima e il Piazzale Michelangelo dopo, e con l’immagine della Cupola del Brunelleschi ancora impressa sulla visiera ci si dirige verso sud, Monteriggioni, San Gimignano ed infine Siena! Dopo un occhio ai cronometri tutti in sella verso Montepulciano! A pancia piena lasceremo la Toscana e costeggeremo il Lago Trasimeno per arrivare al tramonto a Perugia.

 

L’ultima tappa ci vedrà partire dalla bellissima città Umbra e dopo una sosta per il pranzo ad Orvieto, proseguiremo attraverso l’antico tracciato della Cassia fino nel Lazio, per raggiungere la città eterna Roma!

Sarà la serata conclusiva di questa nostra avventura che incoronerà il nuovo King per il 2017.

Gli ospiti avranno l’opportunità di trattenersi domenica 24 settembre per visitare Roma insieme al gruppo!

 

Il programma è davvero invitante sia per i riders italiani che ovviamente per i tanti stranieri che avranno l’opportunità di vivere il sogno italiano in sella alla loro moto da sogno!

 

Canarias en moto – 17 de febrero 2017 – La Queens Cavalcade se pone de nuevo en marcha, esta vez en Italia

Queens Cavalcade 2017. Italia, del 19 al 24 de septiembre.

Tú y tu reina a través de 2.000 años de historia y civilización

La Queens Cavalcade se pone de nuevo en marcha, esta vez en Italia

La Queens Cavalcade se pone de nuevo en marcha, esta vez en Italia

¡Volvemos a empezar! La nueva aventura de la Queens Cavalcade 2017 se ha convertido en algo real y concreto tras la apertura oficial de las inscripciones el pasado miércoles 15 de febrero.

Después del éxito y las emociones de la pasada edición, que nos llevó ‘de paseo’ por los bellos paisajes de las Islas Canarias, en la presente temporada, como ya se anunció durante la cena de despedida en el octubre pasado, nuestras reinas llegarán a Italia para descubrir una ruta basada en la belleza, la historia, la buena comida y la excelente compañía.

En primer lugar, se ha confirmado, con gran orgullo y honor para la organización, la colaboración con Acerbis, una de las más famosas e importantes marcas en la escena mundial con respecto tanto a la ropa relacionada con las “dos ruedas”, como para el mercado de accesorios  y postventa, que estará presente en esta segunda edición prestigiando el evento y recompensando con su presencia el trabajo y la pasión del equipo de la Queens Cavalcade.

Dando pistas del recorrido de la edición 2017 de la Queens Cavalcade, en estas últimas semanas ‘postales’ de los lugares más emblemáticos de paso de los participantes están siendo revelados en las distintas redes sociales.

Elegir los puntos de paso del recorrido no ha sido una tarea fácil, ante la ingente variedad y calidad de los escenarios de paso de la ruta. Y si bien es cierto que ha habido que sacrificar algún lugar concreto, se ha diseñado la mejor ruta posible sin restar ni un ápice de diversión a los riders.

Paisajes irrepetibles, caminos históricos y ciudades en las que parece que el tiempo se ha detenido, serán las paradas de una ruta que mezcla el sabor y los placeres de la compañía.

La mágica Versilia, en la costa occidental de la península itálica, marcará el inicio de la ruta y, con la sal aún en la piel la carretera nos llevará a Pisa, parada obligatoria en su Piazza del Miracoli, cuya torre inclinada nos despedirá rumbo a Lucca. Tras atravesar las murallas de esta majestuosa ciudad ascenderemos por las canteras de mármol de Alpes Apuane.

La segunda etapa recorrerá las montañas, desde Versilla, a través de Castelnuovo Garfagnana, hasta el Passo delle Radici, para cruzar a continuación, Fiumalbo, Pievepelago y Abetone, siempre siguiendo el Appenino Tosco-Emiliano. Después de una breve parada en el Santuario delle Bocche di Rio, tocará  bajar hasta el valle de Mugello, a través del Passo della Raticosa. Carreteras conocidas y amadas por los motociclistas, hasta el templo de la velocidad: el Autodromo Internazionale del Mugello.

Con la adrenalina que el circuito toscano nos habrá dado, estaremos listos para una tercera etapa a través del corazón de Toscana. Podremos ver Florencia desde las alturas, Fiesole antes y el Piazzale Michelangelo después, y con la imagen de la cúpula de Brunelleschi todavía impresa en el retrovisor nos dirigiremos hacia el sur, Monteriggioni, San Gimignano y Siena, por fin. Después de echar un vistazo en los cronometros, rumbo hacia Montepulciano. Con el estómago lleno dejaremos la Toscana y bordearemos el Lago Trasimeno para llegar al atardecer en Perugia.

La última etapa verá salir a la caravana de reinas desde la hermosa ciudad de Umbría y, tras almorzar en Orvieto, continuaremos a través de la antigua carretera Cassia hacia el Lazio, para llegar a la ciudad eterna de Roma. Será la noche final de nuestra aventura que coronará el nuevo Rey de 2017.

Los participantes tendrán la oportunidad de quedarse el domingo 24 de septiembre para visitar Roma con el grupo.

El programa es muy atractivo  tanto para los pilotos italianos como, obviamente, para los muchos extranjeros que tendrán la oportunidad de descubrir y vivir la magia de Italia montando su moto. Un sueño sobre dos ruedas. Cinco días para disfrutar fuera del tiempo.

Visualizza l’articolo originale

Presentazione della QC17 a MBE

Claudia Baggiani, ha fatto il suo esordio come responsabile della Comunicazione di Cromatica,  in occasione del Motor Bike Expo di Verona,  dove, nel corso di una conferenza stampa, ha  presentato l’edizione 2017 di Queens’ Cavalcade.

L’evento, prenderà il via il 19 settembre, dalla costa della Versilia, per concludersi il 24 a Roma.

C’è molta attesa per questa seconda Queens’ Cavalcade, che l’ambiente ha ribattezzato QC17, tanto che, nonostante sia stata annunciata l’apertura delle iscrizioni al 15 febbraio,  la segreteria ha già ricevuto alcune richieste da parte di persone che non vogliono perdere l’occasione di prendere parte a questo evento, autentico instant classic del motociclismo moderno.

 

Nasce il Queens’ Cavalcade Club

In questi giorni i partecipanti alla prima edizione della Queens’ Cavalcade che si è svolta lo scorso ottobre alle Canarie, stanno ricevendo la loro Queens’ Card.

L’organizzazione ha deciso infatti, di costituire un club al quale saranno ammessi tutti i partecianti a partirte dalla prima edizione.

Ai soci verranno riservate molte attenzioni, oltre alla certezza di assicurarsi il diritto di partecipare alla edizione successiva.

 

 

Moto.It – Queens’ Cavalcade Canarias 2016. Part #2, La gara

– Dopo il viaggio, ecco la gara, l’inedita prova internazionale di Regolarità di Queens’ Cavalcade Canarias 2016. Il nostro debutto nell’edizione inaugurale è dignitoso, ma a vincere il trofeo è un fortissimo e determinato “ex”, Stefano Sala
di Piero Batini

Nessun dubbio: vado giù con la mia BMW. Poi subentrano alcuni fatti inaspettati. La moto mi serve per altri viaggi e non posso mandarla via all’inizio di settembre, d’accordo, ma soprattutto c’è una “grana”. Raggirandolo, ho scoperto da Papi che con le stesse moto sono iscritti Stefano Sala (nella vita commercialista di grido, R100, come la mia) e Paolo Guercini (abbigliamento di grido, R90S, l’epica). Contro ufficiali di quel calibro non ho scampo. Uno alla volta passi, ma tutti e due… E figuriamoci che in un primo tempo intendo che anche Alberto Consani, avvocatone di grido poi prigioniero di una Royal Enfield, sarebbe sceso in gara con la stessa moto. Comunque, decido che forse è meglio cambiare categoria e accettare l’offerta di Gubra Moto, Zenit delle Harley (e Triumph, e MV Agusta) dell’Arcipelago. Manuel, principe della filiale di Santa Cruz, a Gran Canaria regna invece Enriquez, è convincente: mi offre una Forty Eight ufficiale, la mia HD preferita insieme alla Nightster, un veicolo di assistenza e supporto, sulla carta inutile ma non si sa mai, e la sua personale assistenza veloce con una moto gemella. Neanche Stoner, che del resto negli ultimi tempi non è così affidabile, è mai stato così corteggiato. Accetto.

Inizialmente non sono così interessato alla gara, preferisco il lato turistico dell’evento di Papi, ma la Queens’ Cavalcade mi incuriosisce per quel qualcosa di indefinitamente speciale che trasuda dalla nonchalance di Daniele. Mi insospettisce. Papi ha sempre fatto cose un po’ speciali, anche quelle meno riuscite, e questa si presenta come una mano d’assi. Vincente, lo vedremo.

BMW R90S

Se la classe non è acqua e sta sopra a tutto, la categoria di appartenenza è una chiave importante per aprire la porta di Queens’ Cavalcade. Più la moto è anziana e più è favorita e il segreto, accidenti ai Sala-Guercini che l’hanno capito al volo, è il punto storico di equilibrio nella forbice tempo/prestazioni. L’antesignana R32 degli anni venti, con i suoi otto cavalli, per esempio, “pagherebbe” bene ma non arriverebbe mai in tempo a un traghetto, e più gravemente mai a uno spuntino di mezzodì. Al contrario, una moderna GS, per quanto agile e veloce, ha un coefficiente penalizzante. In medio stat virtus, la mia BMW sarebbe stata perfetta… non fosse stata anche la scelta delle due vecchie volpi.

Il confronto si annuncia delicato.

Già alle verifiche di Santa Cruz si capisce che i locali sono scesi agguerriti, incondizionatamente decisi a respingere lo sbarco degli Europei. In particolare Alvaro Trujillo, che si presenta con una BMW R60/2 bianca del ‘66, immacolata, e Cristobal Ramirez Santana con una Triumph T120 originale del 1967. Il primo è uno specialista del Restauro (notate la “R” maiuscola), il secondo un “risparmiatore” di moto: in oltre 40 anni ne ha messe da parte 250, garage e storia da capogiro. Quel giorno, sul prato del Mencey e con la testa piena di sole, certamente sottovaluto Gloria de Los Angeles che è arrivata con una CB175 del 1974, e Domingo Higuera che fa cantare davanti agli sbalorditi commissari Enzo Paris e Massimo Sironi, FIM Europe, una Gold Wing 1000 del 1976. Le due Honda sembrano nuove. Forse lo sono.

Di fatto sottovaluto la mia voglia di concorrere alla conquista del Trofeo Queens Cavalcade, opera dello scultore Alfredo Sasso, e preferisco considerarmi un viaggiatore al seguito, come la cinquantina di Canari che si alterneranno nell’Evento, ma non in gara, durante la quattro giorni della Regolarità delle Isole.

La prima tappa verrà a dimostrarlo, subito e ampiamente. Ma andiamo con ordine. La regola è semplice. Un tour al giorno, la “Tappa”, disegnato per offrire il meglio di ciascuna delle isole interessate dalla gara, Tenerife, Gran Canaria (due tappe) e Fuerteventura, e in ciascuna delle tappe un tratto che dovremo percorrere a media imposta, né troppo forte né troppo piano, meglio “esattamente”, in sincronismo perfetto con il tempo imposto in quei passaggi segreti dove verremo rilevati. Facile, a dirlo.

A parte le regole, che dovremmo aver letto tutti e che il Signor Papi ci ha illustrato in un’introduzione telematica dal pathos dell’ultimo Obama alla nazione, la sera al Mencey arriva anche il momento del briefing, quello che precede la prima giornata della manifestazione.

Papi è lapidario: “Ricordate tre cose. Che alle Canarie la Polizia è tutt’altro che tenera, che 80 curve su cento sono cieche, e che i pedoni sono come le vacche sacre in India. Per il resto avete abbastanza indicazioni sul road book e sulle istruzioni che vi abbiamo già dato. È un viaggio, con un pizzico di gara che scoprirete una volta dentro, e un’occasione per il gruppo di diventare… Gruppo. Divertitevi!”

Stecchito! In tre regole mi ha steso. Faccio come Stoner, sempre più deciso a prenderla da turista. Comunque studio il percorso, memorizzo i punti cruciali del road book, fisso la tabella e l’inizio della prima “Prova Speciale”. Per riconoscere il mio destino, tuttavia, mi bastano tre curve della strada che si affaccia sulla spiaggia di San Andres. È stata fatta artificialmente, riportando sabbia prelevata dal Sahara, dicono. È perfetta, una cartolina. Mi fermo e giù fotografie, i piedi nudi in quella sabbia che conosco bene (e anche Papi). Poi si attraversa la foresta di raggi di sole, e quindi si attacca il Vulcano Teide. Altre soste, sempre più spesso, sempre più a lungo. Il Vulcano è maestoso, l’esperienza emozionante! Quando arrivo a Santiago del Teide, Controllo Orario di partenza della prova di media, c’è solo una metà del gruppo, e Sala, che dietro alla facciata da ragioniere per benino considero il più pericoloso, il Perozzi direbbe che ha l’occhio perfido, è appena arrivato. Vuol dire, penso, che hanno sbagliato strada. Pivelli. Mi sveglia Il Chelotti, responsabile del CO: “Guarda che questi qui hanno già fatto anche i 40 chilometri della prova di media. Te hai 40 minuti di ritardo al controllo e, se non ti dispiace, dovresti partire così io vado a mangiare!” Non faccio una piega, seppure offeso dal sottinteso, mi avvio sulla vuelta di Masca a passeggio e rientro a Santiago che solo alcuni non hanno ancora preso il caffè. Segnato!

D’altra parte non c’è ancora una classifica “vera”. La gente sta prendendo le misure con la formula inedita e non mancano i colpi di scena. Al solito, ci si lamenta delle sospensioni, setting sbagliato, o della scelta delle mescole, tutti partiti con gomme da asciutto, ma poi, quelle quattro, dannate gocce d’acqua… Morale, Vince Borja Naranjo, un fenomeno dell’Isola taciturno e “consistent” con un’improbabile Enfield, Gloria de Los Angeles è seconda e Domingo Higuera terzo. 3 a zero. Lo dicevo che li avevo sottovalutati, così come ho “snobbato” a torto Manuel Sosa Hernandez, distributore Indian per le Isole, che porterà una poderosa Chief alla snellezza dinamica di un Velosolex. Ronni Giarelli ha fatto meglio di Sala, che sembrava chissà chi, Guercini è indietro, non morde. Tappa di riscaldamento, dicono. Io me la cavo per fortuna assoluta, e ben peggio di me riescono a fare solo Umberto Panzeri, con una Royal Enfield che neanche la sua bravura di chirurgo orologiaio sa far andare, e Marco Masetti, sì, proprio lui, che ha preso la forfetaria per un malore, KO sul Teide.

Ma la gara viene da sola, ti prende. Soprattutto quando… le prendi. Ci riuniamo tra sconfitti, ma non per leccarci le ferite. “Domani bisogna che ci inventiamo qualcosa!”. Siamo sportivi: “Chiodi?”, “Zucchero nei serbatoi?” “Il vecchio, infallibile trucco del lassativo nel dolce?” “No – è Umberto Panzeri che parla – “Strategia!”

Ma domani piove sul bagnato. Appena partiti da Puerto de las Nieves, a Gran Canaria, mi perdo alla prima rotonda. Allora chiedo a un partecipante dell’Isola, con la compagna su un cargo Victory che batte bandiera polacca, se sa dove dobbiamo andare. “Tranquillo, cerca di starmi dietro!” Arriviamo alla periferia di Las Palmas, l’obiettivo della sera, tutta autostrada! Io dietro, come un pirla. E dietro di me Masetti e Panzeri in una avvilente catena di fiducie mal riposte. Torniamo indietro e ritroviamo la strada giusta, ci sbarazziamo della “guida” mandando deliberatamente il polacco-canario su un’altra strada sbagliata, e al primo caffè su quella giusta ci fermiamo. Panzeri, Masetti e io. “Ragazzi (si fa per dire) facciamo qualcosa!” Masetti: “Bisogna giocare di squadra”. Panzeri: “Gioco di squadra. Giusto. E ora vi dico come faremo”. Scende nel dettaglio.

 

La squadra

Panzeri sarà dal quel momento il tattico. Masetti, che per matrice regionale ed esperienza è la “manetta” del gruppo, il Guastatore. Io, che vengo ritenuto, a torto beninteso, un “fermo”, il pilota. Panzeri sviluppa il suo piano mentre finiamo di sparecchiare la tavola, che nel frattempo l’oste ha imbandito di “imbutidos”, pane di patate e birre. Ricordo che sono appena le nove-dieci di mattina. Il piano è semplice. Masetti, che corre con un’agile Ducati Scrambler, ha il compito di innervosire gli avversari, un po’ come fanno sul Muraglione quando ti sorpassano in piega, in modo da romperne il ritmo, ed io, nel frattempo, resto concentrato sulla media e sui calcoli per mantenerla. Ci basta che uno solo di noi vinca, è lo spirito di squadra. Sembra funzionare tutto alla perfezione. Masetti che passa con il ginocchio scintillante sull’asfalto è irresistibile, la vittima si “ingarella” e perde il lume della ragione. Io penso all’orologio e al contachilometri. Panzer Panzeri mi segue per tenermi sotto controllo.

La sera siamo curiosi come scimmie, ma facciano finta di niente. Ci leggono i risultati, sprofondiamo. Metà classifica! Non ha funzionato. Ma qualche tavolo più in là, autoctoni, c’è agitazione. Sentiamo dire: “Cuidado, esta noche el Pequeno Cobra Italiano està venenoso!” Attenti, stanotte il Piccolo Cobra Italiano è velenoso. Da lì a poco capiamo. Fabio Bonati non è d’accordo sull’elaborazione delle classifiche. Dice che c’è un errore. Perché? Perché lui non sbaglia! E per quel drammatico perché, caso unico nella sua vita registrata, Papi ha saltato la cena. È in camera d’albergo a controllare le classifiche. Non ci dormirà, e finalmente all’alba si accorgerà di aver riportato male la lettura del punto GPS del controllo segreto. La giustizia trionfa sempre, l’indomani lo sapremo. Piccolo Cobra non ha vinto lo stesso. Abbiamo vinto noi, Panzeri, Masetti ed io. Il mio nome è scolpito sulle tavole della leggenda come quello del primo e per ora unico “Pilota” ad aver vinto una tappa di Queens’ Cavalcade girando a zero. È un risultato che trasporta l’evento su un piano trascendentale, sconfina nell’esoterico e riporta sulla terra un elemento che è proprio della sfera celeste: la perfezione. Il magistrale gioco di Squadra ha funzionato. Masetti è lì lì per organizzare una mini conferenza stampa, Panzeri è un’intervista dietro l’altra al telefono, io ricevo anche un WhatsApp con i complimenti del Direttore di Moto.it. Telefona anche Stoner. Sala, solo terzo, singhiozza in un angolo, ma mantiene un altissimo livello di dignità, e Guercini, secondo, lo consola. In fondo sono andati complessivamente abbastanza bene. Il Cobra si rivolge agli dei che l’hanno abbandonato. Grazie Cobra di esistere, se non c’eri te la nostra vittoria sarebbe rimasta per sempre intrappolata tra le pieghe di un errore umano!

 

 

Un colpaccio, ma non abbiamo mosso la classifica. La nostra gara era già segnata dai pesanti esiti della prima tappa. Sala resta al comando e a farsi sotto è Ronni Giarelli, guida di velluto e, a onor del vero, “navigato” dalla precisione di Bonati, con cui viaggia in coppia e che gli sta addosso come la scimmietta di Jack Sparrow.

Il giorno dopo, terza tappa, secondo anello di Gran Canaria. Altri 150 chilometri di curve e altimetrie variabili, in un contesto paesaggistico da rimanere a bocca aperta (pronti a ingoiare, quindi, intere formazioni di moscerini). Il tratto cronometrato e controllato è più lungo, quasi il doppio. 40 chilometri. Credendo di essere ormai padroni della situazione ci riproviamo, ma sbagliamo qualcosa, non so, e piombiamo di nuovo nel mucchio. Sala e Guercini fanno squadra, fortissimi, ma disgraziatamente alla R90S di Paolo si rompe il cavo del contachilometri. Giarelli sale in cattedra, riesce a far decollare la sua Enfield e vince la tappa davanti a Sala e Jimenez, Masetti ci salva l’onore al 4° posto, io chiudo la top ten. Sala le ha prese un’altra volta, ma resta incollato alla leadership.

Si va all’ultima tappa e il trofeo Queens’ Cavalcade sarà assegnato sul filo di lana. Ma la vittoria va costruita, con cura certosina e giocando con nervi di ghiaccio sul valore aggiunto di un perfetto controllo della gara. Un ex regolarista lo sa, e Sala esce finalmente allo scoperto. Sorridente e spietato gioca al gatto con il topo. Come Ogier e la VW nei momenti chiave del WRC. Non a caso mi dicono che controlla due o tre banche, ovviamente non la MPS.

L’ultima frazione è il Tour di Fuerteventura, con una prova di ben 47 chilometri alla media di 50 km/H. Adrenalina sul filo del rasoio dei limiti di velocità negli attraversamenti dei centri abitati, frustrazione sui lunghi rettilinei aperti di “Fuerte”. Come il primo giorno, mi sono perso ad ammirare il paesaggio, molto tempo alle dune di Corralejo, e sono già fuori gioco. Non fraintendete, il road book è perfetto, non a caso il tracciato, la tabella dei tempi e il “libro della strada” sono opera di Valerio Barsella. Sono io che sono distratto. Al controllo di partenza trovo Fernando Jimenez, alla guida di una BMW R65 del 1979 perfettamente restaurata. Fernando è, alle Canarie, un’autorità assoluta e rappresenta canariasenmoto.com, il sito di riferimento che conta un plebiscito di consensi. Sta per partire, Sironi è già al conto alla rovescia, blocco Fernando e gli chiedo: “Scusa, sai dove posso trovare una coltivazione della famosa Aloe Vera delle Canarie?” Mi guarda come per dire: “Sei scemo?” e parte. Ma una manciata di secondi l’ha persa, e la concentrazione! Mi fermo a Betancuria, preziosa ex capitale, rischio di rimanere senza benzina, cambio rotta, muovo verso Antigua, vedo e divoro tutta la Fuerteventura che posso. Il tour è magico, e ovviamente dimentico gara e CO d’imbarco a Marro Jable. Arrivo al pelo. Presieduti da Franco Acerbis, che ha raggiunto la carovana della Queens’ Cavalcade, i concorrenti hanno spolverato una betoniera di spezzatino e un pontile di papas arrugadas. Ha vinto Sala, davanti a Giarelli e a Raffaello Matraia, aria compassata da bonvivant, moglie e una Harley che avrebbe suscitato l’invidia di Peter Fonda. Forte, un vero personaggio. Si sale sul vaporetto, si passa di nuovo a Gran Canaria e si torna al Santa Catalina, award site dell’Evento.

 

 

Cena di gala. Finalmente premiazioni. La serata monta come la mayonnaise. La tensione è palpabile. Ma prima che tutto abbia inizio accade un fatto curioso. Con il Trofeo in vista la testa è già da un’altra parte, ma lo stomaco, che non apprezza l’arte del bronzo, resta a tavola. Dove arrivano, nell’ordine, una velina di soppressata di polpo e gamberi, con una cucchiaiata di sorbetto ai frutti di bosco, e una installazione di carne, in un cuscino di… frutti di bosco. Tentativo atlantico di nouvelle cuisine, delirio gastronomico nato negli anni ’70 e, da noi, morto il giorno dopo. Alt. È troppo. Non tutti l’hanno visto, ma Papi si alza da tavola, va in cucina e ne torna con un ghigno soddisfatto e lo scalpo dello chef! Si va ai premi.

Sin dai preliminari è chiaro: ha vinto lui. Un po’ di suspense. Alvaro Trujillo è terzo. Ronni Giarelli è secondo assoluto, ma primo della Classe C davanti a Sosa e Matraia. Silenzio assoluto. Penso che un premio speciale dovrebbe andare a Mustapha Samaya, che per tutto l’evento ha sparato la sua simpatia e musica a palla dalla sua Harley Davidson FL3 Special Edition, solo cento al mondo. È appena fuori dei dieci. Mi piacerebbe un award anche per la Guzzi post–atomica di Jacopo del Secco, ma la sua bambina aveva la febbre e il fiorentino autore di Motart ha partecipato solo alla prima tappa, e un premio lo merita d’ufficio lo svizzero Colombo, anzi no, la sua stupenda compagna. Lo dico solennemente invece: l’oscar della Queens dovrebbe andare alla dedizione e alla perseveranza di Gaio Giannelli, che non solo ci ha portato lo show della sua stupenda Ducati Furicone del 1983, ma si è distrutto i polsi sui 1.000 chilometri fatti sui tronchetti della sua creatura, in perfetto, inossidabile, olimpico silenzio.

Eccoci, tensione massima. Il vincitore è… Stefano Sala, primo assoluto e primo anche della “B” davanti a Trujillo e Guercini. Regolarità spaventosa, il Trofeo è suo, l’ha ampiamente meritato.

 

Ogni Queen ha il suo King – intervista a Stefano Sala

 

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Stefano Sala, italiano, sessantenne commercialista di Pistoia, è il primo ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro della Queens’ Cavalcade. Dopo 818 chilometri, 21 controlli orari e sette prove speciali, ha portato la sua BMW R100 del 1984 sul gradino più alto del podio.

Te l’aspettavi?

“ non ero venuto per gareggiare, ma per vivere questa nuova avventura organizzata da Daniele Papi, che grazie al suo passato, ci dava ampie garanzie di qualità; poi volevo cogliere l’occasione di visitare luoghi che sapevo essere fantastici ma che non ero mai riuscito a visitare. Mi aspettavo esattamente quello che ho trovato: una organizzazione perfetta, una accoglienza squisita, luoghi bellissimi. Forse la sorpresa è venuta dagli amici spagnoli, che hanno dimostrato ancor più passione e competenza di quanto pensassi. Con loro si è creato un feeling eccezionale. Hanno contribuito a far essere ancora migliore una esperienza bellissima”

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E la gara?

“La gara, mi pare non ci abbia impegnati più del dovuto. Così come volevano gli organizzatori, si è trattato di un qualcosa di non determinante che è servito a movimentare la compagnia. Naturalmente mi ha fatto piacere il risultato, ma è stato davvero solo la ciliegina sulla torta”

 

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Il prossimo anno dovrai mettere in palio il Queen Trophy

“Tutti noi speravamo che ci fosse un seguito e finalmente sappiamo che nel 2017 ci sarà la seconda edizione della manifestazione. Io ci sarei tornato in ogni caso, ma adesso che mi si impone l’obbligo morale, non potrò avere scuse. Ci sarò, e come vuole il regolamento dovrò mettere di nuovo in palio il trofeo, ma, visto che mi ci sono già affezionato e considerando che sta davvero bene nel mi studio…a costo di contraddirmi devo dichiarare che darò battaglia. Non pensate che non voglia riportarmela a casa! Sto già restaurando una BSA…”

 

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Il successo sta nello spirito

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Gli organizzatori, hanno scacciato d’un tratto, tutta la fatica accumulata durante le ultime settimane e lo stress dei giorni della Queens’ Cavalcade. E’ bastato ascoltare le parole entusuastiche dei partecipanti ed i giudizi lusinghieri della stampa. Sorrisi, abbracci e promesse hanno riempito il salone della cerimonia di chiusura di questa prima edizione. La prima, appunto, dal momento che proprio in quella bella serata, gli organizzatori hanno annunciato che nel mese di settembre del prossimo anno, la Queens’ Cavalcade celebrerà la sua seconda edizione in Italia. Niente di ufficiale, ancora, ma sembra che l’intenzione sia quella di fare attraversare dai partecipanti, le piazze più famose, attraverso strade leggendarie. Ma un’altra promessa è stata fatta: nel 2018 la Cavalcade tornerà alle Canarie, per scoprire attraverso un percorso tutto nuovo, altre meraviglie di questo stupendo arcipelago.

 

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Ma intanto vale la pena di rivivere Queens’ Cavalcade Canarias 2016.

Alla fine sono 73 le moto iscritte. 36 nella sezione Regolarità, 37 in quella Turismo. Quindici moto si presentano al via con conduttore e passeggero, per un totale di 88 partecipanti. Ad essi si aggiungono 6 accompagnatori e 26 persone dell’organizzazione. In totale la carovana coinvolgeva 120 persone provenienti da 8 paesi europei oltre a Stati Uniti d’America e Marocco.

 

Al mattino del 14 ottobre, parte la prima tappa che da Santa Cruz de Tenerife conduce a Santiago del Teide per poi rientrare a Santa Cruz. Sulle splendide ma impegnative strade del Teide e di Masca, è, a sorpresa, una signora ad imporsi su tutti i baldanzosi piloti maschi. Gloria Escobar Perez, in sella alla sua splendida Honda 175 del 1974 regola la concorrenza. Nel gruppo B riservato a moto attuali, la spunta Borja Naranjo Guerra alla guida di una Royal Enfield Classic, a dimostrazione che la maneggevolezza ha avuto ragione sulla potenza.

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Il giorno seguente, di buon ora si traghetta da Tenerife a Gran Canaria. Il panorama cambia, ma le strade continuano ad impegnare nella guida. Da Agaete si raggiunge la Cruz de Tejeda per poi scendere a Las Palmas, dove a tagliare per primi il traguardo, sono tra le classiche, Paolo Guercini con la sua BMW R90S del 1977, mentre Piero Batini con la sua Harley-Davidson, regola il gruppo delle moderne.

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Terza tappa, ancora sulle strade di Gran Canaria, ma stavolta il tracciato è meno tormentato, più scorrevole. Ne approfitta Ronni Giarelli, che regala alla Royal Enfield la seconda vittoria di giornata. Tra le classiche, ancora una BMW, la R100 dell’84 di Stefano Sala, precede Fernando Jimenez.

 

L’ultima tappa, accoglie i partecipanti sulle strade di Fuerteventura. Ancora una volta il paesaggio cambia, e tra l’attraversamento di dune di sabbia bianca e le panoramiche quanto veloci strade dell’entroterra, la compagnia festeggia l’ultimo traguardo, tra coppe di champagne e improvvisati balli multietnici.

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Stefano Sala e Ronni Giarelli bissano la vittoria del giorno precedente. C’è in ballo l’assegnazione del Queens Trophy e i due se lo contendono cavallerescamente fino all’ultimo controllo orario.

 

Sarà Stefano Sala, con un brillante passato da endurista, ad aggiudicarsi la ambitissima statuetta di bronzo, grazie anche al coefficiente applicato alle prestazioni, che avvantaggia le moto più anziane.

 

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Stefano Sala vincitore della Queens’ Cavalcade 2016 Isole Canarie

 

Secondo Assoluto Rooni Giarelli autentico outsider della gara con la sua Royal Enfield 500, terzo Alvaro Trujillo che ha portato sul podio la sua splendida BMW R60/2 del 1966, seguito da Paolo Guercini e dall’ammirevole Manuel Sosa Hernandez che ha saputo dominare una mastodontica Indian Chief Vintage.

Seguitissimo Gaio Giannelli, affermato chef italiano, che si è presentato al via in sella ad una fantastica Ducati del 1983, ampiamente rivisitata, ma assai scomoda e soprattutto priva di rodaggio e messa a punto. Tra molte peripezie è riuscito a concludere con un onorevolissimo ottavo posto assoluto, quinto tra le vintage.

 

La coppia italo-spagnola formata da Cristobal Ramirez e Paolo Guercini si è aggiudicata la vittoria tra le squadre.

 

Ma su tutto e tutti, la vittoria vera è andata allo spirito cameratesco che si è respirato lungo tutta la durata dell’evento. “La cosa che più di tutto ha premiato il nostro impegno, ha detto Daniele Papi commentando la serata conclusiva, è stato questo bellissimo spirito di complicità che ha coinvolto tutti; cinque giorni fa, si sono riunite decine di sconosciuti, stasera ritrovo, alla fine, un gruppo di amici”.

 

Arrivederci alla prossima edizione, quando Stefano Sala rimetterà in palio il trofeo conquistato in terra di Spagna.

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