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Motitalia - Ottobre 2017

Motitalia – Ottobre 2017

Motitalia - Ottobre 2017

Triumph e Harley Davidson alla Queens' Cavalcade

Canarias en Moto – 27 ottobre 2017

Vídeo resumen de la edición italiana de la Queens’ Cavalcade

La edición 2017 de la Queens Cavalcade termina después de 917 km, 18 controles horarios, 10 controles de paso y 172 km de especiales durante los cuales se realizaron 63 registros de tiempo por participante para encontrar al nuevo campeón de la Queens Cavalcade 2017. Por segundo año consecutivo, Stefano Sala se alzó con el título de ganador. Cuando en la noche del 19 de septiembre, durante la cena de bienvenida, Sala devolvió al patrón Daniele Papi el trofeo, ya que, según la regulación quiere, volvió a ponerse en juego, dijo: “guárdalo por unos días, el próximo sábado lo recogeré”. A decir verdad, él mantuvo su palabra. El trofeo sigue en sus manos hasta la próxima edición. Sin ni siquiera ganar una etapa, pero apuntando a la “regularidad”, se dirigió a la mitad de la carrera de gestión y protegiò su posición con gran autoridad. Chapeau Stefano!

 

Queens’ Cavalcade es un evento que reúne a participantes provenientes de muchos países.

Es una prueba de “regularidad clásica”, se divide en cuatro etapas con 19 controles horarios y 10 tramos cronometrados, divertidas y desafiantes, para pilotos y máquinas pero, para favorecer el espíritu de participación e intercambio de experiencias en el evento, todos participantes estarán en condiciones de competir para ganar el Queens’ Trophy. No importa si montan una joya antigua y menos potente que las de hoy; y tampoco importa si si se utilizan dispositivos sofisticados o románticos cronómetros mecánicos.

La participación está reservada a un máximo de 100 motocicletas, divididas en dos grupos:

  • A- Motocicletas fabricadas hasta 1988
  • B- Motocicletas monocilíndricas y bicilíndricas construidas a partir de 1989

 

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moto.it

Moto.it – 4 ottobre 2017

Trofei

Queens’ Cavalcade 2017. Stefano Sala (BMW) Vince anche l’Edizione Italiana

– Toscana, Emilia, Umbria e Lazio. Con molto rispetto per la Versilia da dove tutto ha avuto origine. Un Viaggio nel Paese delle Meraviglie con una nota di Competizione e un’idea che non si ferma al traguardo

di Piero Batini

Gran Ducato di Toscana, Settembre 2017. Antefatto. L’Italia non si può sorseggiare con tranquillità, altrimenti non ti basta una vita. Va bevuta a sorsi pieni, potenti, con il calice colmo di meraviglie sempre proteso, pronto al brindisi. Meglio, dunque, un po’ di ritmo. Queens Cavalcade. Si comincia dalla Toscana, si finisce a Roma. Attenti all’overdose di emozione!

I fatti. Chi, nelle ultime settimane, non avesse avuto accesso ai Premiati Studi Commerciali del Dottor Stefano Sala, non poteva essersi accorto che la Statuetta era sparita. Ma ora che il trofeo della Queens Cavalcade, pregevole bronzo dello scultore Alfredo Sasso, è tornato al suo posto, solo i più sensibili possono notare quella patina di nuovo smalto, seconda mano di gloria che brilla nei suoi riflessi. Così è, l’ex forte regolarista (“ex” e “forte” convivono senza alcuna contraddizione nella nuova dimensione sportiva del Campione) ha vinto ancora, duplicando il successo dell’Edizione Originale dello scorso anno, disputata alle Canarie, e confermandosi Pilota e stratega imbattibile anche sulla piattaforma instabile e fragilissima della Regolarità Classica.

Eppure la prima tappa della Queens Cavalcade Edizione Italiana, eccellente guizzo di fantasia di Daniele Papi (lo ricorderete senz’altro, mito artefice della Sei Giorni all’Elba o mentore di Franco Picco & Co. alla Dakar), non era stata così favorevole al fantino pistoiese. Sala aveva portato la magnifica BMW R100 degli ’80 ad un raggelante quarto posto, adombrato da un certo nervosismo e oscurato dalla prestazione maiuscola e scanzonata dell’inseparabile amico-nemico Paolo Guercini, a sua volta in Gara con uno stupendo esemplare dell’iconica R90S della marca tedesca. Vai a sapere perché, Sala si era imbambolato davanti alla casa di Puccini, lasciato distrarre dalla magnificenza di Piazza dei Miracoli, dove aveva rimediato anche un ritardo, ed era sembrato quasi imbarazzato al passaggio sulle inviolabili mura di Lucca. Tatticamente, poi, mostrava di sentire la pressione di Giampiero Findanno, ex Campione della Dakar approdato alla regolarità delle Regine con un proposito non negoziabile, che lo aveva fissato come riferimento e che gli stava attaccato come una patella allo scoglio.

Al centro di una cornice delle Apuane da capogiro, dalle spiagge del Tirreno alle creste del marmo più prezioso al Mondo, Sala sembrava il profeta tradito dalla sua stessa patria, soverchiato dalla fama e dal peso del primato da difendere. Nessuno, tuttavia, si curava troppo della crisi d’identità del Detentore. Preoccupava, sì, il paiolo fumante di polenta e Lardo di Colonnata che spariva a vista d’occhio dal set dei marmi di Quantum of Solace, ma finiva per sembrare quasi normale, storicamente inevitabile, che prima o poi si dovesse mettere una pietra tombale sull’Era Sala.

Ma non era così.

La prova di velocità media, 35-40-45 chilometri/ora al massimo, è l’epicentro della Queens agonistica. Non ha riscontri istantanei né può essere monitorata su basi relative, tipo la vista dell’avversario. Può essere un esercizio snervante. Per affrontarla e trasformarla in successo ci vogliono la freddezza di Clint Eastwood e una smisurata dose di autostima. In quel caso la Motocicletta del Pilota diventa strumento paragonabile al bisturi del chirurgo (o alla Colt di Clint). Così Paolo Guercini inchiodava alle tavole della storia la sua inarrivabile prestazione, perfetto esercizio d’equilibrio sullo spartiacque del tempo ideale.

Ma la precisione è nulla senza saldezza di nervi e concentrazione assoluta, e con la seconda tappa la gara diventa thriller. Suspense dalla Versilia di Lido di Camaiore, oltre Castelnuovo e Castiglione di Garfagnana, verso i Passi Radici, Abetone, i più “gommati” dal mito della piega Futa e Giogo, e fin sull’asfalto torrido della pista del Mugello. Il thriller dell’Appennino che i Partecipanti estasiati definiranno con un titolo suadente: “Il diadema delle Regine”.

Colpo di scena. Guercini paga salato un calo dell’attenzione dovuto all’improvviso malfunzionamento della strumentazione di navigazione. Molti diranno che a piegare la concentrazione del Sarto della Mulattiera è invece l’avvenenza della Colombo, male, anzi bene diffuso che colpisce un po’ tutti e che spiega anche l’infallibile assenza del Colombo, e quindi della affascinante colomba, dalle belle, imperdibili serate della Cavalcade. Sala è sordo al canto delle sirene e in netta ripresa, ma ancora trasparente nella classifica generale, ed è così che a Scarperia sale in cattedra Matteo Dami, figlio del riluttante Andrea che si è iscritto all’ultimo momento con un muletto Triumph del Guercini. Matteo guida con insospettata maestria la Lambretta Special del Costruttore pluripremiato Gaio Giannelli. L’oste del Pozzo di Bugia non ha preso quest’anno il via alla traversata da sogno, singolarmente ha preferito andare a sposarsi, ma ha concesso in premio le sue Creature a due fortunati. Due 13. Il Furicone, powered by Ducati e scolpito da Tullio Sarri di Phoenix, al Giornalista Cekoz De Bonneville, e la Special Lambretta, rosso fuoco e sfacciata arroganza da Milano-Taranto, appunto al rampollo di Andrea Dami.

Beata gioventù! Il segreto di Matteo Dami, vincitore al Mugello, è un cocktail azzeccato di cromosomi e di talento. Il padre garantisce che il primo ingrediente incide per il 90%, gli “amici” pistoiesi assicurano con indulgenza che non vale più della fetta d’arancia nello spritz: una guarnitura. La Lambretta è un mezzo dei ’60, non potentissimo, ruote piccole, freni e sospensioni nominali. Il Team di Gaio, tuttavia, l’ha accordata come un violino, e Dami Junior è riuscito a instaurare con il Mezzo Meccanico un rapporto quasi biblico. Il risultato è un incomprensibile ma stupefacente potere. Quello della Regolarità!

La vittoria del Matt Damon pistoiese nella seconda tappa è trattata con superficialità e un pizzico di sufficienza. È, insomma, l’exploit di un giovane, tanto più fortunato giacché debuttante. Ma quando si arriva a Perugia si capisce che non si sta più parlando di un caso o di una meteora. Sala è il primo a complimentarsi, ma nel suo sorriso c’è il ghigno del topo in forno.

Fiesole e Firenze a volo d’angelo da Piazzale Michelangelo, Siena e un rosario di austere fortificazioni medioevali, piazze uniche al Mondo. Ognuna al centro di uno squarcio di Storia. Monteriggioni, San Quirico d’Orcia, Montepulciano. Qui non solo Rosso, non solo Nobile, ma ospitalità, un modo sensazionale di essere attraente e non vistosa, genuina e spontanea, per turisti discreti di un nuovo Rinascimento. È l’esempio funzionale di come deve essere trattata la materia storica in termini di richiamo e offerta turistici. Non a caso nel Palazzo Comunale ritrovo un vecchio amico, Diego, che ci accompagna, me e Mr. Franco, ben ritrovato, nella visita alle incredibili cantine della città.

I più, soprattutto gli stranieri, australiani, spagnoli, gli amici delle Canarie, non hanno resistito al potente fascino della Toscana. È un momento delicato della Gara: la maggioranza è KO, la testa fra le nuvole. Findanno, invece, sembra aver sentito il peso della responsabilità, è “crollato” al terzo posto fallendo l’obiettivo di entrare a Perugia da trionfatore, e molti lo vedono pronto a passare nelle mani professionali di Michele Morelli, psichiatra che con la moglie scorre la Cavalcade come un principe. I Toscani, più resistenti alla potenza estetica della loro Terra, resistono. Dami Junior e Sala, sia pure con motivazioni e target diversi, mantengono lucidità a prova di Kriptonyte e incubano stragi e strategie. Ironico e guascone il Giovane, perfido e implacabile l’Anziano. Il cadetto è secondo, ma il senatore, primo di tappa, riprende prepotentemente nelle sue mani le redini della Corsa. Come ogni giorno più di un’ambizione bruciante va in fumo all’altare della gloria. È successo a Raffaello Matraia, che dopo una sensazionale doppietta di successi nel Gruppo B è caduto nell’inflessibilità dei giudici nel valutare un innocuo ritardo di CO, e tocca anche a Marchi, Giarelli, Panzeri, dardi spuntati e guerrieri avviliti, beffati dalla mannaia del controllo orario finale dell’Hotel Brufani. Il gruppo si sgrana, ma l’amicizia e lo spirito lo rendono più forte che mai. È di Marchi la fotografia del core: “Il merito più grande della Queens Cavalcade è di cementare vecchie amicizie e farne nascere di nuove… ma credo che l’effetto più grande sia quello di far tornare tutti ragazzi e per qualche giorno sollevare dai problemi quotidiani.”

Comunque, se il gruppo si sgrana, ogni chilometro cha passa dei quasi 1.000 è buono per… sgranare alla tavola sempre apparecchiata della QC. Una per tutte, l’indimenticabile serata di Pietrasanta, la tavola del Chiostro di Sant’Agostino imbandita da Gaio. Sì, sempre lui, l’assente costruttore, pilota, chef, soprattutto buongustaio e oste con la passione della storia della cucina toscana. Il banchetto alla città degli artisti, del marmo e del bronzo, la piccola Atene dei Botero, dei Pomodoro o dei Mirò, è un’opera omnia di generosità gastronomica già completa agli antipasti, travolgente nell’uragano di portate che compongono il dilagare armonico e irresistibile di primi, secondi e dolci. Ogni residua resistenza va in frantumi.

La sera di Perugia la Queens Cavalcade ha ripreso a correre sui binari della sua storia, e se il contatore Geiger punta su Sala, tutt’attorno alla resurrezione del campione in carica è il valzer delle scuse, delle giustificazioni. L’errorino, il cambio indurito o il cronometro impazzito, quella penalità assurda, la gomma troppo tenera, il singhiozzare misterioso del bicilindrico a carburatori o del quadri storico a iniezione. Qualcuno tira in causa spudoratamente l’attrazione fatale del Cecchini di Panzano, e quel semaforo sul road book della Queens che diventa rosso proprio davanti alla leggendaria Macelleria! Più vittime che carnefici, è naturale, le storie più disparate e disinvolte prendono il sopravvento. Ci pensa Guercini a riportare l’atmosfera su un livello di più consona dignità: “Ragazzi, per favore, metteteci anche il lupo, ogni tanto. Sennò le vostre favole sanno di pochino!”. 100% atmosfera Kings of the Queens.

Pozzo di San Patrizio, Orvieto – qualcuno non ha visto il suo Duomo? – Bolsena. Sulle rive del Lago punta il compasso l’ultima Tappa dell’Edizione italiana della “Queens”, avventura fluida di viaggio e umore sereno di competizione. Si corre piano, portati per mano dal Tripy, GPS road book tutore che è l’esatta immagine tecnologica dell’assistente di viaggio, dell’amico digitale silenzioso e collaborativo nella sua vera vocazione. Se penso che è lo strumento che la Dakar usa per farci le multe di eccesso di velocità!!! Ormai abituati a considerare l’altra faccia delle velocità, a 35 KM/H di media imposta si ha la rara opportunità di guardarsi davvero attorno, di godere del paesaggio o anche soltanto di pensare, elucubrare, sognare ad occhi aperti e pur concentrati sulla guida, che diventa purissimo piacere. L’ultimo Special Test premia il canario Fernando Jimenez, fortissimo in verità ma “caduto” prematuramente sotto i colpi della bellezza toscana. Matteo è ancora secondo. Brutta bestia, il ragazzo di Dami. Chissà cosa sarebbe potuto succedere se non fosse partito che il secondo giorno. Sala non si lascia intimidire. L’esperienza è dalla sua. Può amministrare il vantaggio, nella sua testa i conti tornano. È il bis, la seconda vittoria consecutiva. Non certo un caso. Mentre i conti finali girano nei computer e le classifiche congelano i numeri dell’Evento sportivo, la carovana arriva alla mèta. Finalmente Roma, traguardo quasi liturgico, la Capitale del Mondo come obiettivo e gran finale, la sua magnificenza ai piedi dell’Evento.

Post fatto. Da un Alfredo all’altro, dalla sparizione della statuetta al suo “ritrovamento”. L’epilogo della Queens Cavalcade viene celebrato, in modo del tutto… formale e “simbolico”, dal “Vero Alfredo”, quello delle fettuccine al doppio burro originali, punto GPS finale. Ora, se vi capita di andarci, buttate un occhio al wall of fame del più famoso ristoratore di Roma: vi troverete le istantanee di Stefano Sala superstar, e di Ronni Giarelli Campione del Gruppo B, esattamente tra le foto della Lollobrigida e di uno dei Kennedy.

La Statuetta, intanto, aveva già ripreso la via casa con un portavalori blindato, per tornare a Pistoia prima che, ad aprire la porta dello studio, ci si accorgesse della sparizione.

CLASSIFICA

QC17 TOP 20 Assoluta.

1. Stefano Sala, BMW;
2. Paolo Guercini, BMW;
3. Giampiero Findanno, YAMAHA;
4. Ronni Giarelli (1° Gruppo B), YAMAHA;
5. Andrea Dami, TRIUMPH;
6. Maurizio Caravella, TRIUMPH;
7. Raffaello Matraia, H-D,
8 Marco Marchi, H-D/BMW,
9. Fernando Jimenez, DUCATI;
10 Michele Morelli, HONDA;
11. Mustapha Samaya, H-D;
12. Umberto Panzeri, KAWASAKI;
13. Belotti Giuseppe, H-D; 14. Ugo Niccolai, H-D;
15. Borja Naranjo Guerra, Ducati;
16. Jose Juan Sanchez Peraza, DUCATI;
17. Mark Townsend, DUCATI;
18. Matteo Dami, Innocenti;
19. Piero Batini, BMW;
20. Vittorio Colombo, BMW.

© Foto Piero Batini- Alessio Corradini – Fabrizio Farinoni

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CanariasEnMoto.com

CanariasEnMoto – 4 ottobre 2017

Queens Cavalcade 2017 Italia: 2.000 años de cultura, sobre dos ruedas

Descubriendo 2.000 años de historia en una experiencia única de pasión, cultura, gastronomía y naturaleza.

Seguro que hay muchas personas que piensan que hacer turismo y descubrir el mundo a lomos de una moto, cual vela extendida contra los elementos, a merced del viento, del frio y la lluvia, más que una vocación, tiene que tener forzosamente un matiz de locura. Obviamente todas estas personas jamás vivirán la experiencia de respirar auroras doradas, saborear nubes preñadas de agua o deleitarse con el olor del llanto desgarrado de millones de sarmientos a los que les arrancaron el fruto, mientras recorren una postal infinita acompañado únicamente de las melodiosas pistonadas del motor su moto.

Casi dos semanas después de la conclusión de la edición italiana de la Queens Cavalcade, queremos agradecer a los organizadores de esta prueba, que  mezcla la especialidad de Regularidad con el MotoTurismo, el habernos invitado a compartir con tan excelente compañía una visita por la cultura de un país con una historia de más de 2.000 años y que hemos descubierto a través de sus paisajes, costumbres y gastronomía. Un recorrido por una historia legendaria y emocional, de la que sólo nos separaba la visera del casco, en el que estuvimos acompañados de cómplices de pasión de distintos países del mundo; italianos, británicos, franceses o austriacos y hasta un rider llegado desde la lejana Nueva Zelanda, demostrando una vez más que la pasión por las dos ruedas derriba cualquier barrera cultural o idiomática.

Tras el éxito de la primera edición de la Queens Cavalcade en Canarias, recorriendo las islas de Tenerife, Gran Canaria y Fuerteventura, la edición 2017 prometía un recorrido por la esencia de la cultura italiana. Y a pesar de las evidentes adversidades que supone para cualquier aficionado de Canarias llevar su joya hasta el país transalpino, la convocatoria de 2017 tuvo una notable respuesta entre participantes de la pasada edición, sobre todo de los nacionales del país anfitrión. Más de 50 apasionados disfrutaron de la ruta mágica ideada por Daniele Papi. Un recorrido ideado por un amante de la moto, que permitía disfrutar de carreteras de montaña, valles hermosos e impresionantes paisajes, en cinco días de disfrute para el verdadero motorista. Y al terminar cada jornada, el placer culinario de la gastronomía local y una acertada elección de maravillosos hoteles.

En nuestro caso, y digo “nuestro” porque viajé acompañado desde Canarias por Borja Naranjo, otro de los animadores de la pasada edición celebrada en Canarias, la experiencia tenía un valor añadido. Pusimos el pié en Italia aterrizando en el aeropuerto Guglielmo Marconi de Bolonia, una ciudad que nos recibió con el jovial y desenfadado ambiente universitario que emulsionaba unas calles atestadas de gente, con sugerentes aromas a pasta recién cocinada y decoradas con las alargadas sombras que dibuja el cansino sol de final del verano.

La agenda para nuestro primer día era realmente sugerente. En primer lugar, por gentileza de la organización de la Queens Cavalcade, una visita privada a la fábrica de Borgo Panigale, de cuyas entrañas salen cada día unas 350 embajadoras de la pasión con la que se vive en Italia el mundo del motociclismo. En la factoría de Ducati, donde trabajan unos 450 empleados, cada día se fabrican motos según la demanda de sus distribuidores en todo el mundo. Eso sí, ya sea de la exclusiva línea de producción de la Panigale o de la más desenfadada Scrambler, todas llevan impregnado en su ADN ese toque picante y exclusivo que, a modo de salsa boloñesa, los responsables de la firma italiana ofrecen al paladar de los amantes de las emociones en todos los rincones del mundo. “El primer mercado para nuestras motos está en Norteamérica”, nos contaba Giuliu Fabbri, uno de los jóvenes responsables de prensa de Ducati.

Tras abandonar la zona donde las tentadoras Ducati finalizan su proceso de fabricación y lucen exultantes listas para embarcar con etiquetas de destinos tan sugerentes como Autralia, Sudáfrica o Brasil, llega el momento de entrar en la historia de Ducati con una visita a su coqueto museo, de la mano de un auténtico entusiasta de la marca. Giuliu nos muestra orgulloso la Cucciolo Racing de 1949 o el primer prototipo de la marca para luchar por el mundial de motociclismo; la Gran Sport 125 Marianna de 1956. Pasión a través de la historia. Motos, todas las expuestas en un cuidado museo, con una gran historia detrás de cada una de ellas. Modelos emblemáticos. Modelos que marcaron época. Y cómo no, modelos que señalaron el camino a seguir para el resto de la industria motociclista. De las motos expuestas sólo una de ellas fue pilotada por un español, la Ducati 1198 FII con la que Carlos Checa conquistó el Mundial de Superbikes en 2011. Pero también hay curiosidades y secretos desentrañados por Fabbri, como el invento, a base de pelota de tenis y esponja, para limpiar la visera del casco que utilizaba Mike Hailwood en la mítica carrera de la Isla de Man. O el “piccolo motore per ripartire” que se acoplaba a cualquier bicicleta y que contrasta con adelantos tecnológicos como la distribución variable del motor de la MTS1200. Tampoco es desdeñable la colección de monos de los mejores pilotos de la marca o la única “no Ducati” de la exposición; la Cagiva Elefant motorizada por el reparto corse de Ducati, que fue protagonista en el Dakar de 1984 a los mandos de Edi Orioli, y que era capaz de cruzar las arenas del desierto del Atlas a más de 200 km/h. Con esa silueta picarona, la 450 scrambler monocilíndrica, la predecesora del actual modelo con el mismo nombre, ponía final a nuestra visita a un museo que no debería dejar de visitar ningún apasionado del sonido desmodrómico.

En la misma fábrica recogimos dos Scrambler, modernas, por supuesto, una Icon y una Café Racer, para recorrer con ellas los 173 kms que nos separaban de Lido di Camaiore, punto neurálgico de la Queens Cavalcade 2017, la cita que nos había traído hasta Italia. Después de conocer el verdadero significado de la palabra “arrivando”, ilustrados por el omnipresente Sebastiano, uno de los puntales de la organización, y de dejar los bártulos en su furgón, llegaba el momento de ajustarnos los guantes, bajar la visera del casco y meter primera rumbo a nuestro destino. Pero la soleada tarde boloñesa fue sustituida por un cielo con doradas nubes llenas de humedad que anunciaban lluvia. Y cayó. Cayó la mundial. Desde que salimos de Borgo Panigale hasta que llegamos a Lido de Camaiore, siguiendo a Sebastiano y superando el espray de centenares de camiones que embadurnaban de barro la visera del casco en una caótica autovía de peaje, no paró de caer agua de manera inmisericorde sobre estos dos canarios tan poco acostumbrados a este tipo de aguaceros. ¡Primera prueba superada!

A nuestra llegada, reencuentros, abrazos y bienvenidas. Un segundo es el tiempo que separa una edición de la anterior. Después de la reconfortante mariscada con la que nos dieron la bienvenida y de descansar en la sede inicial de la QC17, el Hotel Villa Ariston, lugar habitual de veraneo de Benito Mussolini “Il Duce” cuando el dictador detentaba el poder en Italia, hasta el cielo se aliaba con los participantes que en un regular goteo comenzaban a llegar al primera hora de la mañana al parking con sonidos, destellos y aromas de clásicas, luciendo sus mejores galas.

Y llegó uno de los momentos más especiales del evento; el reencuentro con los compañeros de la primera edición. Stefano Sala, el líder de la edición canaria, llegaba para defender su trono con su elegante BMW R100RT. El risueño Paolo Guercini aparecía tras su eterna sonrisa a lomos de su BMW R90S. El acento italo-español lo ponía Raffaelo Matraia y el sonido de su Harley. Piero Batini, con su BMW RS100 era otro de los conocidos de la anterior edición, al igual que el periodista Jean Louis Bernardelli, que en esta ocasión haría tándem con una Scrambler Icon. Y Mohamed, con otra Harley, esta vez sin música y con un mentiroso indicador de combustible. Pero también descubrimos sorpresas como una rara Lambretta de 1960, que en manos de Matteo Dami, a punto estuvo de dar la campanada en la edición italiana. La conocida Ducati Furicone que en Canarias iba conducida por el simpático Gaio, estuvo esta vez montada por Alberto Cecotti. También vimos el estreno de la BMW RS100 que el gran Álvaro Trujillo preparó en Tenerife para Daniele Papi, el anfitrión de la prueba. Y nos quedamos boquiabiertos con la Moto Guzzi Falcone de 1958 de Paolo Luisi y otras joyas que desfilaron por el jardín del Villa Ariston. Nos encantó compartir experiencia con dos paisanos, Pepe Juan y Carmen que, a lomos de una MTS950 de Ducati, optaron por afrontar el evento desde su vertiente turística. Y Mark Townsend, un australiano nacido en Nueva Zelanda, que a lomos de una Scrambler Café Racer demostró que la habilidad sobre dos ruedas de Doohan, Stoner o Gadner parece ser algo habitual por aquellos lares.

A lo largo de la mañana asistimos a una teórica sobre el funcionamiento de un nuevo aparato de seguimiento, navegación y control que, de la mano de Tripy, la empresa responsable, ha sido una de las mejores apuestas de la organización para esta nueva edición, ahorrado con ello, un buen número de cuadernos de papel. Su funcionamiento, una vez que lo pruebas -hicimos un pequeño test por la mañana- es tan sencillo como intuitivo y, desde luego, ha sido el responsable de que nadie se haya perdido por el entramado de carreteras por las que ha discurrido esta prueba de regularidad. Por la tarde llegaba el momento de superar los trámites técnicos y administrativos de la Comisión Técnica de la Organización, incluido el observador de la Federación Internacional de Motociclismo, bajo cuyo reglamento y seguro se desarrollaba la prueba, pero hasta que llegara ese momento, aprovechamos para descubrir con la Ducati Monster 821 la patria chica de nuestro anfitrión, Lido de Camaiore, un destino idílico, entre el mar y la montaña, perfecto para disfrutar como nunca de la naturaleza, la gastronomía y la historia.

Ubicada en la Riviera della Versilia (Toscana), Lido di Camaiore tiene una población de 30.000 habitantes en un territorio situado entre los Alpes Apuanos y el Mar Tirreno. La zona está dividida en cuatro sub-regiones: las colinas de Semiglia, la localidad de Camaiore y su valle, el valle de Capezzano y la propia Lido di Camaiore. La región es fecunda en tradiciones y goza de una legendaria hospitalidad, además de tener magníficas playas que convierten a Lido di Camaiore en un destino vacacional de primer orden. Una de las características más bellas de esta zona de Italia es su mezcla de paisajes: desde sus largas playas de suave arena dorada hasta los impresionantes parajes campestres de la Toscana. Mares y colinas, montañas y lagos adornan el territorio, ofreciendo al visitante una infinita gama de posibilidades. En definitiva,  el lugar perfecto para conocer a fondo una de las regiones más bellas del mundo: la inolvidable Toscana.

Por la noche, cena de bienvenida en la que Daniele Papi presentó a los participantes, recordó las normas e hizo una breve exposición de los que nos aguardaba en los próximos cuatro intensos días de rutas y convivencia. Se organizaron equipos, se bromeó sobre los retos y disputas y se fraguó ese ambiente motero que envuelve en una pátina de camaradería cualquier evento en el que las motos sirven como excusa para las relaciones interpersonales y el descubrimiento de la cultura y las costumbres del país que nos acoge. Para recordar que la Queens Cavalcade es una prueba en la que el tiempo es esencial, a todos se nos regaló un reloj de pulsera con el logo del evento. Como de costumbre, cuidados detalles para los que formamos parte de la familia Queens Cavalcade.

Primera etapa (miércoles, 20 de septiembre).- Lido di Camaiore – Lido di Camaiore

Tras calentar los motores, sincronizar los relojes y comprobar que el trip funcionaba correctamente las 9 de la mañana estaba prevista la salida del primero de los participantes desde los cuidados jardines del Hotel Villa Ariston y a partir de ahí, todos los participantes pasamos bajo la carpa de Acerbis – Ottano, principal patrocinador de la prueba, en el habitual procedimiento de salida cada minuto. Ansiosos de hacer kilómetros y de pasar un día inolvidable encima de sus monturas completando un reto motero, nos aguardaba un reto de 918 kilómetros, 95 de los cuales repartidos en 10 sectores cronometrados, a recorrer en cuatro días ¡Comenzaba la aventura!

El primer control de paso estaba situado en Torre del Lago Puccini, justo al otro lado de la casa del famoso compositor italiano Giacomo Puccini. La primera parada, y visita obligada, por supuesto, era junto a la famosa torre de Pisa enclavada en la Plaza de la catedral (duomo) o Plaza de Los Milagros, junto al propio duomo, al baptisterio y al campo santo. Tras las fotos de rigor, intentando sostener la inclinada torre, sellamos el pasaporte y continuamos hacia la bella localidad de Lucca, en la que tuvimos el privilegio de recorrer en moto el paseo sobre las murallas medievales que rodean la ciudad. La temperatura era buena, excelente para disfrutar de la moto, aunque un error en la interpretación de las bases de la prueba me hicieron perder cualquier posibilidad de alcanzar el objetivo deseado, al menos ese primer día. Atractivos paisajes, carreteras sinuosas y fotogénicas monturas hacían que el desafío del crono quedara a un lado. Pietrasanta, conocida también como la “Pequeña Atenas” por sus tesoros artísticos, esculturas de arte y esculturas abiertas, era el siguiente control de paso antes de ascender por una retorcida carretera que hace sonreír a cualquier amante de las motos que nos llevaría hasta las mismísimas canteras de mármol de Carrara. Un paisaje teñido del blanco que tanto gustaba a Miguel Ángel y que utilizó para hacer ese milagro escultórico llamado David. Hasta pudor me dio el penetrar las entrañas de los túneles escavados en la montaña de mármol y perturbar su húmedo silencio con el atronador sonido del desmodrómico de Ducati.

Con el regreso previsto a las 5 de la tarde del primer participante, se daba por finalizada una primera etapa en la que el buen rollo y el compañerismo predominan entre los participantes: “Disfrutar de unas curvas con los amigos es el principal objetivo”, era el comentario general. Y los primeros despistes, la principal anécdota de una prueba en la que todo tipo de motos y moteros participan. No se discrimina a nadie por llevar una moto u otra, todas son bienvenidas (siempre que cumplan las condiciones marcadas por la organización). Vetustas ruteras, experimentadas trail, clásicas de todo tipo, la mayoría más relucientes que las motos actuales, deportivas de los años 70 e incluso scooters de época que dejaban ese agradable olor a dos tiempos, participan en igualdad de condiciones y sus afortunados pilotos disfrutaron de la cena en una antiguo claustro del siglo XVII en San Agustín (Pietrasanta), con los sabores de la cocina local y la celebración de los ganadores del día.

Segunda etapa (jueves, 21 de septiembre).- Lido di Camaiore – Circuito de Mugello

El cronómetro de la organización volvía a ponerse puntualmente en marcha a las 9 de la mañana, con la salida del primer participante, el defensor del trono, Stefano Sala. En mi caso, partía 18 minutos después, aunque con el ánimo mucho más alto tras haber entendido las, por otra parte claras, indicaciones del pasaporte de ruta. Y partí jovial, acompañando en los primeros kilómetros del grupo más desenfadado de la prueba. Y recorrimos carreteras a las que suelen peregrinar moteros de toda Italia, descubriendo tramos enlazados de curvas que son el sueño de cualquier aficionado a la moto. Atravesando las tripas de bosques de castaños y deteniéndonos para fotografiar los inmensos bloques de mármol que desde hace milenios arrancan de la montaña más valiosa del mundo, o para echarle un bote de gasolina al compañero que se quedó tirado. Y repetimos, lo haríamos una y mil veces, el tramo que asciende hasta las canteras de mármol de Carrara, en estos desconocidos, al menos para muchos, Alpes Apuanos, llenos de belleza, de encanto y de escenarios naturales que abruman al motorista. Y volvemos a penetrar en las entrañas de la montaña y a atravesar los túneles horadados bajo millones de toneladas de la preciada piedra con la que revisten en Italia sus mejores obras arquitectónicas.

Seguimos ascendiendo, abandonando poco a poco Versilia para adentrarnos en montañas de Pistoia, recorriendo cada codo del camino hasta llegar a Castiglione Garfagnana, donde tenemos una vez más el privilegio de atravesar sus arcos y mancillar la pureza de adoquines milenarios con las ruedas de la caravana de reinas. Primer control de paso. Seguimos. La ruta sigue ascendiendo y el cronómetro continúa su imperturbable marcha. Y llega el punto más alto de todo el evento, el Abetone, el pueblo más alto de la Toscana, situado a 1.388 metros sobre Los Apeninos. En nuestro camino encontramos una pirámide que conmemora la apertura en 1781 de este puerto que conecta la Toscana con Módena. La bajada desde Abertone es todo un desafío para los más intrépidos motoristas en una sucesión de curvas jalonadas por infinidad de abetos y castaños que tamizan la luz que llega a desdibujar la silueta de la carretera. Un recorrido que invita al sosiego, al disfrute y a parar en cada curva para dejar que la retina se impregne de la maravilla de una naturaleza obsesiva con las formas, y los colores.

Le vamos cogiendo el ritmo a la Ducati y lo que es más importante, a la interpretación del trip y de los tiempos de paso por los diferentes controles. Hay momentos para tomarse una pausa. Momentos para quemar adrenalina y momentos en los que la llamada de la naturaleza te obliga a parar y disfrutar en vivo del maravilloso espectáculo. Desde luego, el recorrido ideado para los afortunados participantes, descubre una Italia desconocida, abrupta, espontánea y auténtica. ¿Y cuál es la mejor manera de terminar una jornada para un amante de las motos? Con un paseo por el templo de la velocidad, Mugello. El circuito, propiedad de Ferrari, está enclavado en el fondo de un valle con el mismo nombre, en el corazón de la Toscana. Un inolvidable recorrido de 5 kilómetros en el que descubrimos la auténtica orografía de una pista en la que toboganes, cambios de rasante, curvas ciegas y una sucesión de chicanes lo hacen único en el mundo, con velocidades punta, en el caso de las MotoGP, de hasta 340km/h. El final de cada jornada es aún mejor que el anterior, con más experiencias a nuestras espaldas y con un alojamiento de alto nivel que ofrece todas las comodidades para los sufridos “jinetes”.

Tercera etapa (viernes, 22 de septiembre).- Circuito de Mugello – Perugia

Con el aliciente del primer control de paso del día por Florencia, capital de la Toscana y antigua sede del Gran Ducado que dominaba la familia Médici, arrancamos los motores una hora antes de lo habitual. A las 8.00 tomaba la salida el primer participante con rumbo a la Plaza Michelangelo, un punto elevado sobre la ciudad con más obras de arte por metro cuadrado, posiblemente del mundo, y atravesada por el rio Arno, uno de los enclaves cruciales en la Segunda Guerra Mundial. Su centro histórico fue declarado Parimonio de la Humanidad en 1982 y en él destacan obras medievales y renacentistas como la cúpula de Santa María del Fiore, la Basílica de Santa Cruz, el Palazzo Vecchio, en Baptisterio, los innumerables museos y en famoso Puente Vecchio, un auténtico mercado sobre el rio.

En el apartado puramente deportivo, parece que la moda por participar en este tipo de pruebas está calando entre los moteros de todo el mundo. Cuando te paras en cualquier plaza se interesan, te preguntan y hasta anotan los sitios en los que encontrar la información. Les atrae un reto que combina el turismo con la regularidad. Tener que fijarse tiempos de paso, encontrar la ruta adecuada, y disfrutar de la oferta gastronómica son atractivos que no dejan indiferentes a quienes sienten pasión por la moto. Monteriggioni era el siguiente paso de control tras haber superado otro sector cronometrado de regularidad, al que cada vez, más comenzábamos a cogerle el ritmo, a pesar de ir en una moto que no estaba diseñada para este cometido. Pero la Ducati responde a los estribos y cada día está más conforme con la doma a la que la sometemos. En cada parada queda demostrado que la Queens Cavalcade trasciende las diferencias lingüísticas y culturales. Los protagonistas comentan errores, comparten experiencias y bromean respecto a la clasificación de cada uno. En lo que todos coinciden es en el acertado trazado elegido por una organización que en todo momento, funcionó como un reloj.

Recorrer en moto el corazón de la Toscana es una experiencia fascinante. Atravesar carreteras que te ofrecen, delante de la visera del casco, un espectáculo conformado por una suave sucesión de las colinas que conducen a Siena en las que confluyen varias laderas, divididas en cientos de simétricas plantaciones, repletas de viñas y rematadas, en el fondo de los valles, con hileras de elegantes cipreses que, imponentes, señalan hacia un cielo inmaculado. A media altura, misteriosamente sotenido, se mantiene un velo de niebla gris, no demasiado densa, que permitía atisbar las viñas que, con los penetrantes rayos de sol, comenzaban a brillar bañadas del rocío de la noche. Te llega el olor al zumo de uva, el lloro de los sarmientos y los tractores, cargados de racimos recién vendimiados, dejan a su paso un aroma que te acompaña todo el camino y en el que puedes diferenciar cada uno de los matices del tipo de uva. ¡No quieres salir de la Toscana! ¿De verdad es necesario buscar otro escenario para disfrutar de la vida?

Y llegamos a Montepuiciano, otro enclave de ensueño. Con una plaza Grande que nos acogió bajo la mirada perpetua de la torre de su elegante Palacio Municipal. Una antigua villa medieval que ha servido de escenario para el rodaje de varias películas y en la que comimos la mejor lasaña de todo el viaje. Para el final de la jornada, otro tramo cronometrado junto al lago Trasimeno antes de adentrarnos en la Umbria y llegar a la ciudad universitaria de Perigia, donde pasaríamos la noche en el pintoresco Hotel Brufani. Un alojamiento de primera calidad enclavado en la parte alta de la ciudad y justo al lado de la Plaza Grande y de las calles más comerciales de la ciudad, que invitaba al inexcusable paseo por sus adoquinadas callejuelas y bajo sus centenarios arcos que enmarcan las escalonadas bajadas.

Cuarta etapa (sábado, 23 de septiembre).- Perugia – Roma

Sábado, día de muchos conductores de fin de semana y cada vez más cerca de la caótica capital del Lazio. La jornada pinta muy entretenida. Pero la calma regresa en cuanto pasamos bajo la carpa de Acerbis y, con el pasaporte de la prueba sellado en la salida, afrontamos las primeras curvas tras abandonar la ciudad a primera hora de la mañana. El paisaje te transporta a una paz que sólo conocemos los que disfrutamos en la moto, en una lucha permanente contra los elementos, si más compañía que el ronroneo del motor y el viento de agita nuestro casco. El recorrido no nos da tregua y disfrutamos de cada recodo del camino y el espectáculo que nos sorprende después de cada curva. Y así, extasiados por la magia del paisaje, llegamos hasta una plaza, en la atemporal ciudad de Orvieto, que atesora una auténtica maravilla que nos deja boquiabiertos, la Catedral de Santa María de la Asunción, un colorido ejemplo de la arquitectura gótica, enclavado sobre un promontorio lleno de cavidades subterráneas excavadas a lo largo de los siglos.

Al salir de Orvieto nos tropezamos con un club local de Vespas con el que estuvimos conversando, medio en italiano, medio en español, de las actividades que desarrollaban. Se reúnen cada mes para sacar a sus “pepas” de paseo. Hacen rutas de unos 150 kilómetros que sirven como excusa para darse un homenaje culinario “lejos de la otra familia”. Curvas y más curvas durante unos buenos 25 kilómetros hasta llegar a la parada junto al Lago de Bolsena, justo antes de iniciar el último tramo cronometrado de la jornada, y por lo tanto, de la prueba. Y lo hicimos, cada vez más compenetrados con la M821 y con el reloj horario, mejorando ostensiblemente el resultado en la clasificación.

No puedo finalizar este artículo sin felicitar a la organización por su éxito y su acierto a la hora de elegir recorridos, alojamientos y menúas, y sin agradecer a todos los que han tenido la ingrata labor de soportarnos: A Daniele, el artífice de este sueño que cada año está más consolidado. A Mónica, la secretaria imprescindible, supervisora de los mínimos detalles y la encargada de del protocolo para que todos nos sintiéramos cómodos. A Mario, Enzo, Lorenzo, Mirio y Valerio, los vigilantes del recorrido que hacían magia para desplazarse de un lugar a otro y recibirnos en cada control con una sonrisa. A Andrea, el comodín que ha jugado en todas las barajas de la carrera y con resultado siempre positivo. A Bárbara por su complicidad y atención con cada uno de los participantes. A Sebastiano, la piedra angular en la logística de un evento de tal envergadura. A todos los reporteros, que sabemos de lo duro de su trabajo por experiencia propia, la simpática Cindy, los fiesteros Guido y Giacomo, Fabricio y Vicenzo. A las dos eficientes y guapas reporteras de la prueba, Claudia y Stefania, que nos despertaban con sus puntuales comunicados. Al médico de la carrera y ángel de la guarda de los despistados, Nico. A Alessio y Thierry por su paciencia para explicar el funcionamiento de un sencillo trip que nos guió en el camino. Y a Franco y Roberto, de Acerbis Ottano, sin cuyo apoyo sería imposible llevar a cabo un evento tan exigente. ¡Felicidades y gracias a todos!

 Y aunque el desayuno del domingo sirvió como improvisada ceremonia de despedida, a nosotros, a los dos canariones y al australiano, aún nos quedaba por delante una jornada de regalo para recrearnos en la eterna Roma. Un día que no desaprovechamos y en el que descubrimos monumentos milenarios, el poder de movilización de la fe católica, las plazas más cinematográficas de la ciudad y hasta tuvimos tiempo para disfrutar, alrededor de una buena pizza casera, del retorno de Rossi en el Gran Premio de Aragón, tras la doble fractura de su pierna. Hay Rossi para rato, hay Roma para una eternidad y hay amigos para siempre. Grazie a tutti. Vediamo l`anno prossimo

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autonewsinfo.com

AutoMoto NewsInfo – 3 ottobre 2017

RALLYE MOTO QUEENS CAVALCADE 2017 EN ITALIE : COUP DE MAÎTRE!

Autonewsinfo a suivi ce rallye Classic de régularité réservé aux motos, un événement rarissime et très réussi.

Récit…

Elle m’est arrivée en pleine gueule au détour d’une rue, du haut de ses 57 mètres et de ses colonnes de marbre, debout depuis 1173, avec son air penché qui a fait d’elle un des monuments les plus connus au monde…

Avec cette lumière de Toscane qui claque sur les couleurs blanches et grises de la tour de Pise, la place dite des miracles a beau être noire de monde, l’instant est magique…

D’ailleurs les travaux gigantesques entrepris à partir de 1991 ont permis de stabiliser l’affaissement, il était temps, le sommet avait presque six mètres d’écart avec la base, et cet écart est revenu à quatre mètres.Un vrai miracle de technologie !

Et un endroit totalement romantique car totalement réussi en architecture.

L’organisateur de la Queen’s Cavalcade a loué un parking à cinquante mètres de là, les motos et les casques sont gardés, nous sommes les rois du monde…

Vraiment du monde entier…

MARK TOWNSEND, CASQUETTE ROUGE, A FAIT LA MOITIÉ DU TOUR DU MONDE POUR ROULER AVEC NOUS!

Pour vous dire il y a parmi nous un concurrent qui est venu spécialement d’Australie pour participer au Queen’s Cavalcade, il a loué une moto Scrambler Ducati en Italie et découvre ce pays dont il rêvait depuis longtemps dans son très luxueux bureau d’Auckland (son business se fait aussi en Nouvelle Zélande…)

Comme quoi on peut être riche comme Crésus, habiter à l’autre bout de la terre et rêver d’endroits dont rêvent les plus pauvres d’entre nous…

Le Queen’s Cavalcade est un rallye Classic de régularité à moto, on accepte aussi les monocylindres et les bicylindres plus récents.

Ce qui va très bien ensemble d’ailleurs, des événements comme la Sunday Ride Classic l’ont montré depuis longtemps…

Mais ces rallyes de régularité à moto sont encore très rares.

Donc délicieux…

Et celui-ci est un bijou.

Il pourrait être raconté à la manière du génial Pierre Christin, scénariste de BD absolument sublime, avec plusieurs approches, plusieurs entrées…

La bouffe par exemple…

Comme on part de Viareggio, sorte de Saint  Tropez à l’italienne, on est en Toscane, et chaque déjeuner, chaque dîner, chaque plat est à se mettre à genoux.

La Toscane est le berceau de la Renaissance mais aussi un paradis du goût, l’un va bien avec l’autre d’ailleurs.

Je ne vais pas vous faire un cours de gastronomie mais quand un soir, on vous apporte un plat de moules, « la padellata di mare », en plus j’étais à côté d’un Belge, crise de fou rire sauf qu’ici, on y ajoute un bouillon sublime, des gambas, des petits calamars, des « vongole » (les tellines en français) et une sauce franchement relevée, bref c’est unique au monde…

Daniele Papi, l’organisateur de ce Queen’s Cavalcade, a choisi lui-même les endroits où l’on s’arrête, qu’il s’agisse de bouffe ou de tout le reste de ce reportage et c’est un homme de goût…

Un mec immense en fait, qui a été le patron de l’enduro italien à la grande époque, puis boss de Yamaha Italie sur le Dakar, il est originaire de Viareggio, il connaît la Toscane comme sa poche et on est allé de découverte à tomber raide en éblouissement avec la bouche en O…

J’ai même vu, en pleine spéciale, des pilotes s’arrêter tellement ce que l’on voyait était incroyable.

L’organisation laisse du temps pour visiter les sites historiques, nous roulons sur plus de 2000 ans d’histoire et de civilisation, mais le coup de l’équipage qui s’arrête dans la spéciale, je l’ai déjà vu, mais c’est rare…

Au-dessus de Viareggio, à quelques kilomètres, on attaque une montagne énorme, un peu comme si on mettait la mer dans la vallée de Chamonix…

Donc, sur ces routes très sinueuses, c’est du pilotage pur, comme les moyennes imposées, c’est le principe de la régularité, vont de 35 à 45 km/ heure, on a aussi le temps de regarder autour, je ne conçois le voyage, y compris à moto que comme ça, avec des surprises à couper le souffle…

Car c’est dans ces Alpes Apuanes, totalement inconnues de qui n’est pas Italien et même de qui n’est pas Toscan, que se trouvent les carrières de marbre de Carrare, utilisées depuis les Romains pour édifier les bâtiments de prestige, c’est ici que Michel Ange venait lui-même choisir les blocs qu’il voulait sculpter…

C’est d’une blancheur éblouissante, c’est sur des hauteurs colossales, et là encore ça vous saute bien à la gueule…

Quel pied !

Quand on redescend vers la mer, que l’on voit de là-haut d’ailleurs, on trouve les ateliers qui travaillent ces blocs.

Les plus gros vont de 18 à 30 tonnes, ensuite on réutilise tout, les petits morceaux pour paver les villas de gens qui ont un peu de monnaie, et même la poudre qui sert à faire du faux/vrai marbre sur les murs de ceux qui ont un peu moins de monnaie…

Au passage, Pise, mais aussi ce joyau moins connu qu’est la ville de Lucca (huile d’olive la plus connue et la plus chère au monde…) et son architecture Renaissance, sa place en ovale, ses petites rues où c’est un bonheur de se perdre, on repart sur une route incroyable, qui est construite sur les murailles de la ville, réservée aux piétons et aux cyclistes mais où le rallye a eu le droit de passer à condition de ne pas faire les cons, étonnant tour de garde…

Et puis avant les Alpes de marbre, la petite ville de Pietrasanta et sa tour étonnante (les églises de la Renaissance sont souvent divisées en trois parties, le baptistère, le chœur et le campanile, le clocher dont la tour de Pise est un bel exemple…).

La Queens' cavalcade in Piazza Duomo a PietrasantaJ’en remets un coup sur la bouffe, Daniele Papi a réussi à convaincre la municipalité de cette superbe petite ville Renaissance qu’est Pietrasanta de lui prêter le cloître du monastère pour faire un buffet romantique en diable dans un lieu incroyable…

Mais c’est avant tout un rallye…

DU SPORT PARTOUT

Sept étapes de régularité par jour dans ce parcours de rêve, les concurrents sont italiens, espagnols, australiens, français, tout le monde est comblé, parce que des rallyes de régularité auto il ya en dix chaque dimanche (mais peu de vraiment bien) à moto en revanche, la mode est en train de naître et c’est ma foi assez émouvant.

La régularité serait donc une mode « fuck the speed ? »

Ce n’est pas nouveau dans les sports mécaniques, aujourd’hui la vitesse pure  est réservée aux circuits et aux épreuves sur routes fermées.

Comme fermer une route représente un chemin de croix administratif (et diplomatique auprès des riverains…) organiser sur route ouverte est beaucoup plus facile, car la règle est simple, c’est le code de la route…

Quand aux épreuves spéciales, il faut garder en permanence une moyenne fixée à 35, 40 ou 45 km/h selon la difficulté, sur des spéciales longues  de plusieurs dizaines de km, tout en respectant le code de la route.

Et si en auto il y a un navigateur qui se cogne tous les calculs et les réglages de l’informatique embarquée qui est fait penser à un cockpit d‘Airbus, ici c’est plus simple, le pilote fait tout…

La moto est un plaisir solitaire, quand même parfois partagé quand on roule avec passager(e) où le pilote fait quand même tout.

C’est là qu’intervient Thierry Berte, notre ami belge de la « padellata di mare » du début de notre histoire, qui est l’un des créateurs de l’instrument Tripy.

TRIPY A MOTO

Sur le Dakar, sur le Silk Way, tout le monde connaît et est accro.

C’est quoi ?

Tripy c’est un road book électronique qui se déroule tout seul et dit où il faut aller, ce qui va arriver, en calculant la distance qui reste avant la difficulté, puis indique le prochain paragraphe une fois passée l’indication précédente.

Une sorte de devin en fait, qui montre aussi le profil de la route à venir, une épingle invisible par exemple…

Et c’est une copie fidèle du road book de ceux qui ont tracé, avec les mêmes symboles.

Cela fonctionne avec un système GPS mais pas comme un GPS, il dit où l’on doit aller et ce qu’on doit faire mais ne montre pas pas où on est, à la différence d’un GPS classique.

Il y a une raison à cela, l’affichage a été volontairement simplifié pour optimiser le temps de lecture pour le pilote à moto.

Pour voir où l’on est, ville, rue etc…, il faut en plus soit un vrai GPS en plus, soit une carte routière.

Le Tripy a un nombre de fonctions incroyable, dont évidemment la position GPS, et surtout ce road book qui se déroule tout seul, c’est un vrai délice…

Qui vous dit aussi si vous vous êtes planté…

Quand on se goure apparaît une flèche qui indique la direction générale où l’on doit retourner…

S’ensuit alors un jeu de piste incroyable, on sait que l’on est sur tel cap a à telle distance du point de contrôle et il faut le retrouver.

Il dit aussi en poussant sur le bon bouton les km qui sont faits et ceux qui restent à faire avant l’arrivée, la moyenne que l’on tient et il envoie aussi à un serveur tout ce que vous avez fait dans la journée, un très beau mouchard.

Autre solution que la liaison directe par satellite, on décharge les données des Tripy à l’arrivée on les remet sur un calculateur et le classement apparaît miraculeusement…

Le Tripy existe en version rallye ou grand public, chacun peut en acheter un pour préparer ses balades sans avoir à sortir la carte routière toutes les deux minutes…

Cela dit tous les motards ont aussi la carte routière dans le sac, parce qu’une carte raconte un nombre de choses incalculable et perso, elle me raconte toute l’histoire et la géographie qui m’entourent, j’ai presque envie de dire que c’est un formidable guide/compagnon de  voyage une carte..

Mais en rallye de régularité, le Tripy est un énorme plus,  étant donné sa précision, on l’utilise aussi comme boîte noire, il calcule les chronos et les archive en trois dixièmes de seconde, ce qui est un record pour un GPS embarqué. 

Car en dehors de la sécurité, il ne faut jamais faire d’erreur de nav car ça coûte une blinde en points…

Ensuite, pour garder sa moyenne, le jeu consiste à aller lentement dans les bouts droits mais vite en courbe, pour que la moyenne soit permanente…

Sur une petite route de montagne, c’est à la fois un exercice sportif formidable et un jeu intellectuel carrément génial.

Comme en plus, on traverse les plus beaux paysages d’Europe, avec les plus belles lumières, celles qui ont inspiré les peintres de la Renaissance, avec des villes belles comme des bijoux, c’est évidement le grand pied.

Car le soir à l’étape, là encore tout le monde refait le monde, on devient vite une bande de complices, je finis par me dire que si le monde entier faisait de la moto, la guerre, la vraie, la dégueulasse qui pue, deviendrait un mot inexistant..

Et oui, on peut être motard et philosophe de temps en temps…

Surtout en Toscane!

LE COUP DE CŒUR ET LE COUP DE POIGNARD

Des amis qui connaissent toute l’Italie par cœur m’avaient pourtant averti, Montepulciano est la plus belle ville renaissance du pays.

La vile est perchée sur un très haute colline et se voit à des lieues à la ronde, pour y monter ça ressemble un peu au Mt Saint Michel, avec ses rues étroites et très en pente, sauf quà Montepulciano, les boutiques vendent de très belles choses et que la ville continue de vivre comme une ville, avec des autos et des motos.

Nous avons même eu l’autorisation de stationner en groupe sur la place (Piazzale) centrale, où, de l’hôtel de ville, on a un point de vue démentiel à 220 degrés sur la Toscane, un des rares endroits au monde où un paysage sculpté par les humains est une perfection…

La descente est vertigineuse, cela m’a rappelé les cours de trial de Christian Rayer quand j’ai commencé à Moto Verte sauf que je n’avais pas une moto de trial !

Et que derrière, il y avait plusieurs Harley énormes…

Acrobatique aussi le rallye de régularité…

On a pris ensuite la route d’un endroit très beau, le lac Trasimène.

Les traceurs ont d’ailleurs placé une spéciale de régularité sur une petite route de 20 km qui surplombe le lac, elle est en mauvais état, genre Route 66 dans les coins les plus reculés des USA, elle part dans tous les sens avec des épingles vraiment très serrées, pilotage pur, mais en bas il ya un des pires moments de l’histoire de Rome…

En l’an – (moins) 217, Hannibal, son armée et ses éléphants, après avoir remonté toute l’Espagne puis traversé le sud de la Gaule, a passé les Alpes (les historiens ne sont pas d’accord entre eux sur le col qui a été emprunté) et fond sur l’Italie.

Le consul Flaminius est chargé de l’arrêter avec ses légions romaines et c’est un massacre, genre Azincourt chez nous…

Ce qui donne une sorte de sublimité à l’endroit aujourd’hui tellement calme…

QUAND LA RÉGULARITÉ PASSE PAR LE TEMPLE DE LA VITESSE…

J’évoque de jolies choses vues et éternelles, mais si l’on est loin du tourisme, la découverte, la sensation est partout.

On roule dans de beaux endroits, mais on se tape 250 km de montagne par jour, liaisons et spéciales comprises, on arrive totalement crevés à l’étape (de très beaux endroits aussi) il ya bien entendu un médecin qui suit le rallye, à moto, et un camion balai pour les motos qui n’arrivent pas à être aussi en forme que leurs pilotes…

Les surprises, c’est tous les jours…

Quand on descend le massif des Apennins vers le sud est, il s’agit d’un massif colossal qui traverse l’Italie sur plus de 1000 km, on trouve un endroit culte, dont l’entrée est symboliquement un casque rouge de plusieurs mètres de haut.

Le rouge est la couleur officielle de l’Italie en sports mécaniques, en France c’est le bleu dit de France, le vert en Angleterre, le gris argent en Allemagne etc…

Les pilotes italiens des championnats du monde, qu’il s’agisse de motos ou d’autos, sont appelés « I caschi rossi », les casques rouges…

Le symbole est énorme et c’est logique nous sommes au Mugello.

Avec de vrais bruits de motos de compétition, lors de notre arrivée se déroule le championnat d’Italie de Superbike !

Sachant que ce pays est, et de loin, le premier en titres mondiaux, on imagine que le paddock est bourré de caravanes … et de talents.

Le circuit a réussi à nous faire rouler entre deux séances d’essai, derrière le safety car quand même, on a d’abord traversé tout le paddock et ensuite ça a été un coup de cœur monstrueux…

Voilà comment dans ce pays, on fait parler d’une nouvelle discipline à moto…

FLORENCE,LA PLUS BELLE VILLE DU MONDE DE LA RENAISSANCE

Le lendemain, on a dormi près du circuit, le brouillard matinal a envahi la montagne et la plaine, j’ai dormi quatre heures parce que je dois attendre que tout le monde arrête de tripatouiller son IPhone pour choper assez de réseau pour bosser, et le matin, je pars avec le rallye.

Je suis donc la moto d’un couple d’amis, Raffaello est industriel, elle l’accompagne sur son Harley parce que pour rien au monde ils ne louperaient ce sublime coup de moto, ils étaient déjà là l’année précédente, le rallye se déroulait aux Canaries.

Harley DavidsonLui est un pur, casque ouvert et goggles, plus le petit foulard amerloque, il pilote sans gants, ils sont attachés sur le réservoir par une très jolie sangle, pour pouvoir plus aisément jouer avec le Tripy…

Bref, comme j’ai les yeux en t.d.p., je suis l’équipage en râlant parce que ce jour là, le rallye passe par Fiesole, d’où l’on a un point de vue sublime et soudain sur la plus belle ville du monde, Florence…

Pourtant, le destin a accueilli mes remontrances, et la ville s’est dégagée juste avant notre arrivée.

Florence a été traversée en liaison bien sûr, c’est ensuite, dans les monts du Chianti que les spéciales ont démarré…

Très beau paysage encore, plus calme que la montagne, on est quand même entre les coteaux…

Je me demandais alors comment un Toscan peut encore s’émerveiller devant Florence…

Simple, je suis parisien, et je ne passe jamais au pied de la Tour Eiffel sans un regard d’émotion pour ses formes et ses courbes parfaites.

Je n’y monte plus pour voir Paris, en revanche, quand je trouve un point de vue différent sur la ville, j’ai à nouveau le cœur qui bat…

Pour les Parisiens (et les autres !) si vous ne connaissez pas, allez vite rue Piat, au Belvédère de Belleville, on est près du Télégraphe, le point le plus haut de Paris, et on ne voit jamais la capitale  sous cet axe là…

Alors j’imagine que chez chaque Strasbourgeois, Brestois, Lillois il ya des images qui donnent le frisson chaque jour, kif kif pour les petits villages qui ont tous un symbole…

Voilà comment un Toscan, ils sont nombreux dans ce rallye, peut fondre d’émotion en voyant tout Florence à ses pieds…

Voilà, c’est un autre moment sublime de ce rallye, ensuite, les spéciales ont beau être costauds, elles sont plus légères…

Tiens, dans le genre surprise, le tout jeune Matteo Dami, au guidon d’une Lambretta de 1960, a gagné une journée au général et son bijou rouge a eu le bon goût de ne tomber en panne qu’une fois la course terminée, après 950 km de montagne…

Lambretta 1960

Une LAMBRETTA de 1960

Humour toscan… « Et oui, sa meule prend 40 km/h à fond, donc sur les spéciales à 40 km/h de moyenne imposée il a jute à se mettre à fond partout… »

Son père Andrea, participait aussi au rallye, sur une Triumph Thruxton, il a aussi gagné plusieurs spéciales…

Normal, on est à la naissance d’un nouveau phénomène…

ROMA SANS FELLINI

Normal aussi, puisque toutes les routes y mènent, de finir à Rome…

Je suis aussi un dingue de cet endroit mais la magie de la Toscane, cette fois, a été plus forte en émotion que la ville éternelle.

Amical salut quand même au Colisée, au Forum, à la Fontaine de Trevi et au souvenir d’Anita Ekberg qui y plonge en robe de soirée, aux termes de Caracalla, la salle de bain d’un empereur fou, plus grande que Versailles…

Ciao Roma, on reviendra…

Jean Louis BERNARDELLI

Photos : Organisation: TOURISME TOSCAN/THIERRY BERTE

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Quenns Cavalcade all'Autodromo Internazionale del Mugello

OKMugello.it – 22 settembre 2017

La Queens Cavalcade 2017 arriva in Mugello

E’ ufficialmente partita la Queens Cavalcade 2017, dopo la prima edizione svoltasi nel 2016 nelle Isole Canarie (Spagna).
La manifestazione turistico sportiva vede impegnate moto d’epoca e modern ed è finalmente giunta in Italia.
Dal celebre litorale della Versilia, bikers provenienti da più parti del mondo, hanno aperto l’avventura italiana mercoledì 20 settembre con un ‘pronti – partenza – via’ dal prestigioso Hotel Villa Ariston di Lido di Camaiore.
Dopo la cerimonia di riconsegna del Queens’ Trophy dalle mani del campione in carica 2016: Stefano Sala, nella prima giornata di gara i partecipanti hanno affrontato un percorso di estrema bellezza sia culturale che naturale: Torre del Lago Puccini, Piazza dei Miracoli a Pisa, le mura medievali di Lucca, le cave di marmo delle Apuane, Piazza Duomo a Pietrasanta e Forte Dei Marmi.
Appagati del lungo ed entusiasmante tragitto, questa mattina i concorrenti in sella alle loro ‘Queens’ hanno affrontato la Garfagnana e i suoi tornanti, dallo splendido panorama di Castiglione della Garfagnana attraverso i passi delle montagne pistoiesi, fino all’Abetone prima e al pittoresco Lago di Suviana poi, senza però farsi distrarre dal cronometro.
Mai sazi di questo tracciato ricco di curve, ideale per gli amanti della guida sportiva, i nostri piloti hanno conquistato l’appennino Tosco Romagnolo varcando i due passi, tanti amati dai motociclisti di ogni epoca quello della Futa e il Passo del Giogo. Da lì la discesa è obbligata verso l’immancabile tempio della velocità: l’Autodromo Internazionale del Mugello, dove è stato rilevato l’ultimo tempo della giornata, prima di entrare ufficialmente in pista.
Emozionati i riders con le loro amate ‘regine’ hanno affrontato i celebri cinque chilomentri del tracciato toscano. Non poteva mancare la vallata del Mugello per concludere una giornata che resterà per tutti indimenticabile, dove la passione per le due ruote, il cameratismo fra piloti che oltrepassa le differenze linguistiche e culturali, e la voglia di vincere diventano gli elementi distintivi di questa manifestazione.

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Queens' cavalcade in Piazza Duomo a Orvieto

OrvietoNews.it – 24 settembre 2017

Sosta all’ombra del Duomo per i bikers della “Queens’ Cavalcade”

Queens' cavalcade in Piazza Duomo a OrvietoPartita mercoledì 20 settembre dalla Versilia, la Queen’s Cavalcade 2017 è giunta alla sua tappa finale, percorrendo oltre 900 chilometri di strade suggestive ed emozionanti attraverso la Toscana, l’Umbria e il Lazio. Dopo la prima edizione svoltasi nell’ottobre 2016 in Spagna, nelle Isole Canarie, la manifestazione turistico sportiva, sotto l’egida della Federazione Motociclistica Internazionale ed Italiana, che vede impegnate moto d’epoca e moderne in una gara di regolarità per tappe, ha finalmente raggiunto l’Italia.

I bikers giunti da più parti del mondo hanno potuto così scoprire le meraviglie dell’Italia centrale, passaggio d’obbligo nella città di Perugia dove hanno conclusa una delle prove giornaliere e hanno potuto godere della meravigliosa vista dalla terrazza dell’Hotel Brufani. Con il fresco del mattino, nell’ultima giornata di tour, i partecipanti hanno lasciato la capitale umbra per dirigersi a Orvieto.

Percorrendo le stradine strette e tortuose che caratterizzano la cittadina, all’improvviso si sono trovati davanti al Duomo di Santa Maria Assunta, con la sua facciata unica e imponente che ha lasciato i bikers senza fiato. Ripartiti dopo una pausa caffè, si sono diretti sulle sponde del Lago di Bolsena, dove era previsto l’ultimo controllo di media della giornata per poi concludere quest’avventura a Roma.

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La Queens' Cavalcade al circuito internazionale del Mugello

Il Filo del Mugello – 22 settembre 2017

Si conclude in Mugello la seconda tappa della “Queens’ Cavalcade 2017”

La Queens' Cavalcade al circuito internazionale del MugelloMUGELLO – E’ufficialmente partita la Queens Cavalcade 2017, dopo la prima edizione svoltasi nell’ottobre 2016 nelle Isole Canarie (Spagna), la manifestazione turistico sportiva che vede impegnate moto d’epoca e moderne in una gara di regolarità per tappe, è finalmente giunta in Italia.
Dal litorale della Versilia, bikers provenienti da più parti del mondo, hanno aperto l’avventura italiana mercoledì 20 settembre con un ‘pronti – partenza – via’ dal prestigioso Hotel Villa Ariston di Lido di Camaiore.

Dopo la cerimonia di riconsegna del Queens’ Trophy dalle mani del campione in carica 2016 Stefano Sala, nella prima giornata di gara i partecipanti hanno affrontato un percorso di estrema bellezza sia culturale che naturale: Torre del Lago Puccini, piazza dei Miracoli a Pisa, le mura medievali di Lucca, le cave di marmo delle Apuane, piazza Duomo a Pietrasanta e Forte Dei Marmi.
Appagati del lungo ed entusiasmante tragitto, questa mattina i concorrenti in sella alle loro ‘Queens’ hanno affrontato la Garfagnana e i suoi tornanti, dallo splendido panorama di Castiglione della Garfagnana attraverso i passi delle montagne pistoiesi, fino all’Abetone prima e al pittoresco Lago di Suviana poi, senza però farsi distrarre dal cronometro.

Mai sazi di questo tracciato ricco di curve, ideale per gli amanti della guida sportiva, i nostri piloti hanno conquistato l’appennino Tosco Romagnolo varcando i due passi, tanto amati dai motociclisti di ogni epoca quello della Futa e il Passo del Giogo. Da lì la discesa è obbligata verso l’immancabile tempio della velocità: l’Autodromo Internazionale del Mugello, dove è stato rilevato l’ultimo tempo della giornata, prima di entrare ufficialmente in pista.
Emozionati i riders con le loro amate ‘regine’ hanno affrontato i celebri cinque chilometri del tracciato toscano. Non poteva mancare la vallata del Mugello per concludere una giornata che resterà per tutti indimenticabile, dove la passione per le due ruote, il cameratismo fra piloti che oltrepassa le differenze linguistiche e culturali, e la voglia di vincere diventano gli elementi distintivi di questa manifestazione.

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